TRADITIONIS CUSTODES: FINALMENTE THE SMOKING GUN

 TRADITIONIS CUSTODES: FINALMENTE THE SMOKING GUN

La segretezza,  che avvolge la antiche stanze vaticane (spesso sfociata in proterva omertà, spacciata per discrezione), costituisce paradossalmente il presupposto per la esfiltrazione di documenti. Grande chiasso ha suscitato la scoop di una giornalista tradizionalista, la statunitense Diane Montagna, che ha avuto accesso al dossier preparatorio concernente la lettera apostolica in forma di motu «proprio» del sommo pontefice Francesco Traditionis Custodes sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970, sottoscritta il 16 luglio 2021. Finalmente «the smoking gun» (la pistola fumante).

Due settimane prima dell’anniversario di quel provvedimento, il 1° luglio 2025, Diane Montagna ha reso noto un documento di quel dossier, dal quale sarebbe risultata del tutto evidente – a suo avviso – la falsità dell’affermazione di papa Francesco, di essere egli stato indotto dai pareri ricevuti a revocare le concessioni in materia di celebrazione della messa-in-latino, contenute nel motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI del 2007 (la giornalista era già intervenuta in materia nel 2021, nel momento dell’emanazione di Traditionis Custodes).

Sin dall’inizio il dibattito è stato condizionato, almeno  in parte,  dall’avere sottovalutato la natura del documento reso pubblico, in verità soltanto parte di un dossier molto più ampio. In effetti, si trattava di una sintesi elaborata dalla c.d. quarta commissione del Dicastero per la Dottrina della Fede: vale a dire dall’organismo in cui era confluita, per volontà di papa Francesco, la commissione Ecclesia  Dei – a suo tempo voluta da Benedetto XVI per gestire i rapporti con i gruppi tradizionalisti e soprattutto per veicolare un completo rientro della FSSPX in seno alle istituzioni della Chiesa cattolica (da diversi punti di vista è stato giocoforza constatare la permeabilità dei membri di Ecclesia Dei agli orientamenti degli ambienti tradizionalisti). Per la sua natura il documento era inteso per agevolare (negli intenti dei redattori: indirizzare) la formulazione di un giudizio e di una decisione da parte di papa Francesco –  evidentemente libero di determinare la propria opinione in merito.

Ulteriore documentazione, assai più ampia, con relativa analisi, nel frattempo è stata resa pubblica dal giornalista Saverio Gaeta e dal teologo Nicola Bux, con un volume anticipato in forma di e-book dalla casa editrice tradizionalista Fede & Cultura di Verona.

Una ricognizione sistematica della situazione, soprattutto negli Stati Uniti, dovrebbe in verità accertare in quale misura il raggruppamento liturgico dei fedeli alla celebrazione della messa-in-latino non ingeneri una frammentazione di carattere settario all’interno di una diocesi: una conseguenza prima sociologica che teologica, potenzialmente innescata da Summorum Pontificum. In prima istanza verrebbe di pensare alla generazione anagraficamente anteriore alla riforma liturgica di  Paolo VI del 1969, mentre gli ambienti tradizionalisti insistono sull’attrazione che una liturgia in lingua latina esercita sulle più giovani generazioni – in particolare i c.d. «young adults».

Si deve constatare che, su opposte sponde, la questione ha assunto un carattere ideologico, a un livello tale da innescare un conflitto difficile da ricomporre. In effetti, si può individuare con facilità un’altra «pistola fumante», negli ambienti per i quali la celebrazione della messa-in-latino costituisce il cavallo di Troia cui fare ricorso nell’assalto al Concilio Vaticano II, in un stantia battaglia che essi perseguono contro il Modernismo.

Questa contrapposizione paradossalmente non si chiuderebbe nemmeno se, per assurdo, papa Leone XIV abrogasse la Traditionis Custodes e rimettesse quindi in vigore la Summorum Pontificum. Appare invece destinata a trascinarsi a lungo. In ogni caso emerge ancora un volta una sorta di interventismo nelle vicende ecclesiastiche da parte di giornalisti specializzati, i vaticanisti: in genere a supporto delle strategie degli ambienti tradizionalisti (si veda in «Osservatorio»: Penne nere. Vaticanisti in campo). Peraltro, anche dopo la sua scomparsa, l’ostilità nei confronti di Jorge Mario Bergoglio non demorde. Non a caso si è potuto scrivere di «Francescofobia»: “Coloro che denigrano papa Francesco, qualunque cosa egli dica e qualunque cosa egli faccia”.

Peraltro, la polemica relativa alla promulgazione di Traditionis Custodes ha offerto un interessante spaccato a proposito delle modalità con cui opera la curia vaticana nei suoi rapporti con l’episcopato mondiale. Anche in questa circostanza la necessaria discrezione era stata declinata in segretezza: il cui eccesso, appunto, apre la strada vuoi alla fuga di documentazione vuoi all’omertà (come risultato evidente negli orrendi casi del cardinale statunitense Theodore Edgard McCarrick e del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado).

Nel caso specifico ha aperto uno spiraglio anche sulle relazioni tra un pontefice e i dicasteri vaticani. Secondo talune interpretazioni, al di là di alcune dichiazioni esplicite di papa Francesco, l’ostilità nei confronti della celebrazione della messa-in-latino avrebbe il suo epicentro nel Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Addirittura, un documento, che avrebbe dovuto costituire una sorta di soluzione finale, con la proibizione di celebrare la messa-in-latino, si sarebbe  arenato sulla scrivania del pontefice. In effetti, nelle liste di proscrizione, fiorite soprattutto dopo la morte di Jorge Mario Bergoglio, spicca in nome del cardinale inglese Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti dal 5 giugno 2022  (ma anche, a questo proposito, del Segretario di Stao, il cardinale Pietro Parolin).

L’anniversario della emanazione di Traditionis custodes per gli ambienti tradizionalisti ha rappresentato l’occasione per accentuare le pressioni su Leone XIV, affinché revocasse il provvedimento di papa Bergoglio oppure, perlomeno, lo rendesse inefficace. Nel sito tradizionalista statunitense Complicit Clergy – che indica la propria «mission» come: Working to Purify the Bride of Christ – ha fatto la sua inquietante comparsa un contatore, che indica in tempo reale quanto ne sia trascorso dall’elezione del nuovo papa, senza che egli abbia provveduto in merito alla questione della messa-in-latino. Soprattutto, il cardinale statunitense Raymond Leo Burque, uno dei più attivi oppositori di Jorge Mario Bergoglio durante il suo pontificato, che ostentatamente celebra la messa-in-latino, ha immediatamente perorato la causa tradizionalista presso il neo-eletto pontefice. Persino le polemiche, che nel corso del mese di giugno sono state sollevate negli Stati Uniti, e a Chieti, a proposito della consegna della particola eucaristica sul palmo delle mani dei comunicanti, potrebbero a questo punto sembrare non del tutto casuali (vedi in «Osservatorio»: Balaustre oppure barricate: Vetus Ordo vs Novus Ordo). Nello stesso periodo, dopo alcuni interventi «repressivi» dei vescovi negli Stati Uniti si lanciava una campagna di lettere indirizzate a papa Leone, per esortarlo a ripristinare la messa-in-latino in tutto il mondo.

Che si sia in presenza di un clima avvelenato da una minoranza chiassosa, lo attesta anche la reazione al fatto che, avendo recentemente papa Leone XIV celebrato la messa rivolto ad orientem – vale a dire girando le spalle ai fedeli –, si è prontamente riaccesa una discussione ostile alla riforma liturgica post-conciliare. A dire il vero di celebrare ad orientem lo aveva già fatto a suo tempo papa Benedetto XVI nella cappella Sistina, forse in accidentale riaffermazione della «ermeneutica della continuità», con cui ha inteso sterilizzare le aperture del Vaticano II. Nell’uno nell’altro caso, la particolare conformazione della cappella e del rispettivo altare comunque obbligava il celebrante a volgere le spalle all’assemblea.

 

Lettera del Santo Padre Francesco ai Vescovi di tutto il mondo per presentare il Motu Proprio «Traditionis Custodes» sull’uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma del 1970, 16.07.2021, in Sala Stampa della Santa Sede, Bollettino, 16 luglio 2021.

Nicola Bux – Saverio Gaeta, La liturgia non è uno spettacolo. Il questionario ai vescovi sul rito antico. Arma di distruzione di Messa? Verona, Fede e Cultura, 2025.

Yves Chiron, Françoisphobie. François Bashing. Ceux qui dénigrent le pape François, quoi qu’il dise et quoi qu’il fasse. Paris, Éditions du Cerf, 2020.

Diane Montagna, EXCLUSIVE: Official Vatican Report Exposes Major Cracks in Foundation of Traditionis Custodes, in Diane Montagna’s Substack, 1° luglio 2025.

Diane Montagna, New Evidence Confirms CDF Report, Erodes Vatican Narrative on Traditional Latin Mass Restrictions, in Diane Montagna’s Substack, 10 luglio 2025.