INERZIA STRUTTURALE E MASCHILISMO TOSSICO: CLERICALISMO E ABUSI

INERZIA STRUTTURALE E MASCHILISMO TOSSICO: CLERICALISMO E ABUSI

 

Di fatto ci si trova di fronte a un atteggiamento sostanzialmente schizofrenico, da parte di coloro i quali, in sostanza, hanno farisaicamente sostenuto che i panni sporchi si lavano in casa: peraltro, non si sa bene né da chi né come. Si deve dunque prendere atto della fondatezza di alcune osservazioni di chi giustamente condanna il riduzionismo, vale a dire una sorta di aprioristico ridimensionamento della questione:

«“abusi non sessuali, ovvero gli abusi di coscienza e di potere”, essi “costituiscono di fatto la grande parte dell’iceberg che rimane sommerso lasciando emergere soltanto la punta estrema dell’approdo sessuale. Il silenzio in merito a queste forme di abuso è certamente legato alla complessità di un fenomeno che è difficile da determinare e quantificare”» (Iacopo Scaramuzzi).

«Il momento di far cadere il muro dell’omertà» era stato ripetuto ancora una volta, prima delle dichiarazioni di papa Francesco (Stefano Feltri). Nei casi, che maggiormente hanno attirato l’attenzione, è apparso evidente il ruolo del giornalismo d’inchiesta, da non confondersi assolutamente con un giornalismo scandalistico che da questi materiali peraltro può attingere in abbondanza.

Sconcertante appare il ritardo istituzionale, una inerzia strutturale, con cui la gerarchia della Chiesa cattolica prende effettivamente in considerazione segnalazioni inequivoche. Altrettanto perplessi può lasciare una linea costante di comportamento, per la quale le denunce di notori comportamenti vengano insabbiate:

«Nella Chiesa ci sono strutture di sistema che impediscono di andare a fondo del problema. È importante prevenire gli abusi, creare organismi di ascolto e di sostegno, ma penso che si debba fare un passo in più e arrivare a domandarsi come è stato possibile che la Chiesa abbia coperto in modo sistematico questi abusi. Bisogna parlare dell’ecclesiologia, ma anche dell’etica sessuale e familiare, dell’antropologia che la Chiesa veicola con le sue norme e strutture, del celibato sacerdotale, del ruolo delle donne. Sono tutte questioni interrelate, è questo l’aspetto sistemico che si è andato costruendo per strati successivi nel corso della storia della Chiesa. Oggi c’è una discrepanza antropologica con le attese dei nostri contemporanei» (Anna Maria Amarante).

Attestava una crescente attenzione a livello istituzionale per una problematica, che ormai non si poteva più dissimulare, una pubblicazione promossa dalla Comisión de Cuidado y Protección della Confederación Latinoamericana y Caribeña de Religiosas y Religiosos [CLAR]: Vulnerabilidad, abusos y cuidado en la vida religiosa femenina. Creando una cultura del cuidado y la protección. Nel giugno 2021 la congregazione delle Bénédictines du Sacré-Cœur de Montmartre iniziava un processo di revisione, che la condusse alla decisione di affidare nel febbraio 2023 a una commissione indipendente una indagine sugli abusi spirituali e le coercizioni psicologiche al proprio interno: alla luce del suo rapporto un capitolo generale dovrà valutare se nei fatti ha davvero preso corpo una trasformazione di strutture, di pratiche e di mentalità.

«Maschilismo tossico»: con questa indicazione titolo il settimanale cattolico inglese «The Tablet» aveva liquidato la sgradevole vicenda sollevata dai comportamenti dell’Abbé Pierre. In effetti il problema degli abusi all’interno della Chiesa cattolica rimanda al problema basilare di un elitismo clericale dai risvolti sempre meno accettabile, qualora si voglia entrare davvero in un nuovo millennio. Anche per fare entrare aria fresca, è ancora ineludibile aprire le finestre.

Si tratta dunque di un duplice invito, rivolto a a papa Leone XIV dopo la sua elezione: da un lato resistere alla tentazione di voltare pagina, soprattutto per quanto riguarda gli abusi sessuali nei confronti dei soggetti più deboli; dall’altro affrontare il nodo che lega abusi spirituali e abusi carnali. Il passo ulteriore sarebbe di affrontare alla radice l’abuso di potere, a danno delle coscienze.

Dal momento che sono ormai state avviate le celebrazioni dell’VIII centenario della morte di Francesco d’Assisi, avvenuta il 4 ottobre 1226, si ha l’opportunità di sottolineare che il suo messaggio fondamentale non consisteva in primo luogo nella povertà, da semplice strumento invece assolutizzata dai suoi seguaci a finalità identitaria. Alla luce dell’Evangelo, si trattava invece del rifiuto di ogni forma di potere, come si legge nella sua Regola: «Et sint minores et subditi omnibus».

Dal canto suo papa Leone XIV ha dichiarato a chiare lettere che la Chiesa non è una «struttura di potere».

Dopo la grande attenzione che è stata prestata, soprattutto nel corso del 2025, alla spinosa questione degli abusi nei confronti delle religiose, negli ultimi tempi ci si è di nuovo concentrati sul problema degli abusi nei confronti dei minori, accennando peraltro alle persone in condizioni di fragilità.

 

La redazione integrale di questo testo è in corso di pubblicazione a stampa.