IL TRADIZIONALISMO CATTOLICO E LA FRONDA ANTIPAPALE
Francescofobia. Coloro i quali denigrano papa Francesco qualsiasi cosa dica e qualsiasi cosa faccia: è il titolo di un volume dello storico francese Yves Chiron, autore di una monumentale Storia dei tradizionalisti. Il plurale è d’obbligo, dal momento che il “tradizionalismo” è una categoria dalle molte sfumature – a volte difficile a distinguersi dal conservatorismo. Quanto a una “fronda” contro papa Francesco”, al momento della formulazione del titolo di un intervento, non si era ancora giunti al diffondersi di un’opposizione rivolta anche contro papa Leone XIV.
L’”invenzione delle tradizione” e il “tradizionalismo” filosofico sono due importanti innovazioni dell’età contemporanea, le cui caratteristiche si accentuano nel corso del secolo scorso. Si tratta di un contesto, al cui interno si configura la fisionomia di personaggi e di gruppi tradizionalisti all’interno della Chiesa cattolica – a prima vista senza una filiazione diretta con antecedenti storici, nemmeno con personaggi come Joseph Le Maistre. Di un legame immediato, spesso personale, si deve parlare invece a proposito di Anti-Modernismo.
Ne derivano alcune ipotesi di indagine. In primo luogo, il tradizionalismo si differenza più nettamente dal conservatorismo in particolare a partire dalla fine del pontificato di Pio XII († 1958) – anche se allora esisteva un filone tradizionalista, il cui maggiore esponente era il cardinale arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri († 1989). A quella fase si deve ricondurre uno scrittore reazionario, il brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (†1995), nel 1980 fondatore dell’associazione Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP): a lui si sono riferiti in Italia Roberto de Mattei e la sua Corrispondenza romana.
In verità, il “movimento tradizionalista” ha una specifica maturazione dopo il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI (2007) e la revoca da parte sua nel 2009 della scomunica del 1988, emessa da Giovanni Paolo II per i quattro vescovi consacrati da Marcel Lefebvre. La modesta diffusione dei tradizionalisti in Italia si inserisce, peraltro, nel contesto dell’orientamento maggioritariamente conservatore dell’episcopato nazionale.
È su tutti i giornali del 1° luglio 2026 la notizia che i due vescovi appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X [FSSPX] – vale a dire i seguaci ed eredi di mons. Marcel Lefebvre († 1991) – hanno proceduto alla consacrazione di quattro vescovi senza mandato papale (e anzi contro la volontà esplicita della Santa Sede) [vedi l’immagine]. Sono di conseguenza incorsi nella scomunica automatica – latae sententiae – prevista dal Codice di diritto canonico per consacrati e celebranti. In realtà, la sanzione ratifica uno scisma in atto da decenni. Anche i fedeli che li sostengono possono incorrere nelle sue conseguenze – ad esempio illegittimità delle celebrazioni liturgiche e soprattutto invalidità dell’amministrazione dei sacramenti, come matrimonio e confessione. Di qui un pretestuoso appello a una “emergenza”, con l’esortazione a preoccuparsi delle loro necessità spirituali e per tale motivo addivenire a un’accettazione delle consacrazioni da parte di papa Leone XIV. In questo si attende un possibile pronunciamentro del Dicastero per la Dottrina Della Fede.
Per lo stesso motivo i due vescovi celebranti – e lo stesso Lefebvre – erano già incorsi nella scomunica durante il pontificato di Giovanni Paolo II, dopo che nel 1988 avevano rifiutato di riconciliarsi con la Santa Sede – respingendo le deliberazioni del Concilio Vaticano II, conclusosi nel 1965, in particolare con quanto stabilito in materia di ecumenismo, di libertà religiosa, di libertà di coscienza.
Non di deve perdere di vista un aspetto particolare della vicenda del tradizionalismo, nelle sue diverse sfaccettature, proprio quando si constati la rilevanza della pratica di consacrazioni episcopali da parte degli oppositori del papato. In altri termini, molto crudi, i vescovi “servono” per consacrare sacerdoti: in effetti, si deve sottolineare che quelle consacrazioni rimangono valide, anche quando fossero illegittime.
Quando Marcel Lefebvre iniziò il proprio percorso di opposizione all’interno della Chiesa cattolica, la sua prima mossa fu l’istituzione di un seminario a Écône, nel cantone Vallese della Confederazione Elvetica. Si trattava di una scelta strategica lucidamente prospettata: la diffusione di quell’orientamento tradizionalista poteva essere assicurata soltanto attraverso una formazione specifica di sacerdoti. Egli era vescovo e poteva consacrare validamente sacerdoti (ma non legittimamente: di qui la condanna da parte di Paolo VI nel 1976). Per assicurare la prosecuzione di quel programma occorrevano altri vescovi, che svolgessero quel ruolo dopo la sua scomparsa: di qui le quattro consacrazioni episcopali che comportarono la scomunica del 1988. Con il trascorrere del tempo il problema si è riproposto, essendo rimasti in attività soltanto due di quei vescovi.
La formazione di sacerdoti all’interno di seminari è stata la grande invenzione del Concilio di Trento e un’istituzione centrale del cattolicesimo nell’età della Restaurazione e nella “riforma” di Pio X agli inizi del secolo scorso. In tale prospettiva si comprende come, al di fuori degli Ordini religiosi, numerosi gruppi mirino ad avere seminari propri, per garantire la formazione di un proprio clero.
Da ciò derivano ulteriori questioni, che si collocano a un duplice livello. Innanzitutto quale è il curriculum formativo attuato all’interno dei seminari della FSSPX? Tra l’altro, i quattro neo-vescovi sono tutti superiori dei loro seminari. Ne consegue l’opportunità di verificare quale sia il messaggio pastorale trasmesso da tale clero: vale a dire in che misura includa il rigetto da parte dei tradizionalisti di alcuni insegnamenti del Concilio Vaticano II oppure della stessa assise conciliare er delpost-concilio. Ai fini della valutazione dell’impatto di un potenziale scisma, si valuti l’interrogativo sollevato da un periodico online, la Nuova Bussola Quotidiana, imperterrito assertore del tradizionalismo dottrinale, liturgico e devozionale:
«Un altro aspetto da chiarire è l’atteggiamento della Fraternità nei confronti dei sacramenti celebrati nella Chiesa secondo il novus ordo [il rito della riforma liturgica di Paolo VI], che alcuni di loro reputano dubbi o invalidi: in tal caso, quale riconoscimento sarebbe possibile se dentro la Fraternità c’è chi non riconosce o reputa dubbio persino il sacerdozio e l’episcopato di preti e vescovi (Papa compreso) ordinati dopo la riforma liturgica e quindi i sacramenti da loro amministrati?».
La decisione di consacrare nuovi vescovi ha disarticolato lo schieramento tradizionalista, che si è trovato in difficoltà ad allinearsi alla scelta scissionista dei lefevriani: ad esempio, nelle recenti dichiarazioni del cardinale Raymond Leo Burque, a suo tempo acerrimo oppositore di papa Francesco. Una lobby ecclesiastica favorevole ai tradizionalisti, formata da cardinali e vescovi, almeno pubblicamente non si è fatta sentire in merito, con poche eccezioni. Evidentemente gli orientamenti di Leone XIV hanno in qualche modo ammorbidito l’espressione di un basilare dissenso.
Con altri nomi ha ripreso in vigore un’opposizione giornalistica, che era stata estremamente vivace al tempo di papa Francesco, quando una serie di vaticanisti si era professata ratzingeriana di stretta osservanza – in primis Sandro Magister. Addirittura si collaborava con l’antico nunzio papale negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, autore della lettera con cui chiedeva le dimissioni di papa Francesco, nella cui redazione finale era intervenuto Aldo Maria Valli – che degli scritti di Viganò è divenuto anche editore. In questo periodo il substack di Diane Montagna, già corrispondente romana di siti tradizionalisti statunitensi, a più riprese è alimentato dai documenti che una “manina” interessata fa filtrare a Nico Spuntoni, vaticanista del Giornale.
In una situazione che non è si è ancora del tutto risolta nella comunicazione in rete, significativa è l’attività di una editoria cattolica, nel cui interno convivono una letteratura devozionale, ma anche più impegnative pubblicazioni di conservatori e tradizionalisti. Si scorre il catalogo centenario di Cantagalli a Siena e si trovano i nomi dei cardinali Burque, Müller e Sarah. Si esaminano le edizioni di Fede e Cultura a Verona e compaiono le traduzioni in lingua italiana di tradizionalisti, strenui oppositori di papa Francesco, come il “liturgista” statunitense Peter Kwasniewski, il vescovo Athanasius Schneider e altri. Vi sono anche altre case minori, che stampano volumi fortemente orientati (come Solfanelli a Chieti e Radio Spada). Conservatorismo e tradizionalismo possono anche accedere all’editoria commerciale, se veicolate da giornalisti affermati come Massimo Franco – con le edizioni Solferino – e Antonio Socci – con Mondadori.
Precoci, e vivaci, sono stati i siti italiani aperti dai delusi dal Concilio Vaticano II e ancor di più dal post-concilio: in sordina durante il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, e letteralmente esplosi al tempo di papa Francesco. All’origine vi era il rifiuto della riforma liturgica di Paolo VI e la rivendicazione della messa-in-latino, da parte dei cultori del canto gregoriano (Una Vox) e con maggiore vigore dopo il motu proprio di Benedetto XVI del 2007 (Messainlatino.it). In effetti, la rivendicazione di poter celebrare la TLM [Tridentine Latin Mass] a mette a disposizione dei tradizionalisti un argomento maggiormente esportabile dal clero ai fedeli, rispetto a dispute teologiche e canonistiche e alle polemiche anti-moderniste.
Nel momento in cui si parli della «religione delle nuove destre», non è possibile ridurre a mero folklore sia “lo sfruttamento del cristianesimo” da parte dei populisti – un personaggio particolarmente in vista è stato il leader della Lega, Matteo Salvini – sia l’annunciata presenza a quelle consacrazioni episcopali, a Écône, di rappresentanti di Forza Nuova (tra cui l’ex leghista Mario Borghezio).
Del potente legame tra economia e finanza degli ambienti conservatori e tradizionalisti statunitensi ha scritto ampiamente Massimo Faggioli. Nulla di paragonabile in altri paesi, anche se non si possono ignorare alcuni intrecci perversi in Sudamerica e nel mondo ispanico, al cui interno sono emersi i Legionari di Cristo. Quanto all’Italia, si può prendere nota di aristocratici che avrebbero sostenuto il tentativo di insediarsi a Viterbo del grande denigratore di papa Francesco, l’antico nunzio papale, Carlo Maria Viganò (che peraltro proprio negli Stati Uniti aveva allacciato stretti rapporti con economia e finanza), e poi del fallito tentativo di insediare nella Certosa di Trisulti un’accademia internazionale della nuova destra da parte di Steve Bannon, ideologo del primo trumpismo – con l’iniziale avallo del cardinale statunitense Raymond Leo Burque – e anche di interferire nella fase di redazione di Magnifica Humanitas con la presenza a Roma del vate della techno-teologia, Peter Thiel.
Agli ambienti conservatori e tradizionalisti dell’anglosfera nordamericana si deve far risalire la più virulenta opposizione a papa Francesco ieri e a papa Leone oggi, e l’affermazione di frange decisamente estremistiche (che non mancano ovviamente nemmeno nella francosfera europea e nella ispanosfera).
In conclusione, a chi chiedesse quali siano i diversi orientamenti dei tradizionalisti, appunto in Italia forse meno accesi che altrove – forse perché immersi in un contesto ecclesiastico alquanto conservatore, modellato a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II e dal perdurante operato del cardinale Camillo Ruini – si potrebbe riprendere l’affermazione di Yves Chiron da cui si sono prese le mosse: “fobia”. Proprio la vicenda delle consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale S. Pio X e il provvedimento conseguente, indicano che gli orientamenti del pontificato di Leone XIV non sono ovviamente in grado di arrestare le frange oltranziste dei tradizionalisti, “qualsiasi cosa si dica e qualsiasi cosa si faccia”.
Le indagini possono essere approfondite lungo alcune direttrici, discutendo:
La relativamente modesta diffusione di “ultra-tradizionalisti” in Italia, dipendentr dalla persistenza di un prevalente profilo conservatore all’interno della Chiesa cattolica, a partire dall’episcopato
La specificità del “modello statunitense” non lo rende esportabile: in che misura, peraltro, può condizionare le dinamiche attuali del cattolicesimo (all’interno della più ampia portata dei fattori geopolitici, al cui interno una “minaccia” – per così dire – non viene dagli Stati Uniti ovvero dal Synodaler Weg della Chiesa tedesca, quanto dall’accresciuta rilevanza dell’Africa nera)
È opportuno non limitare le rilevazioni al livello degli orientamenti dottrinali, teologici e canonistici, e delle configurazioni istituzionali, includendo nell’indagine anche fedeli e credenti. Nell’ambito del culto e delle devozioni, sul filo del devozionalismo si misurano continuità e discontinuità tra il mainstream del cattolicesimo post-conciliare e del tradizionalismo anti-conciliare.
È peraltro importante una chiosa finale. Non vi è dubbio che si tratti di una “minoranza chiassosa”, che abilmente riesce a essere sovra-rappresentata grazie a un uso massiccio della rete e anche di altri media). Non si tratta però di un fenomeno irrilevante: di cui dunque non è consigliabile sottovalutare sia la portata sia le conseguenze.
Questo testo è la bozza di un intervento al seminario di studio: «La religione delle nuove destre», organizzato a Roma il 1° luglio 2026 dalla Fondazione Achille Grandi delle ACLI.
Per approfondimenti si possono vedere:
Yves Chiron, Histoire des traditionalistes, Paris, Tallandier, 2022.
Massimo Faggioli, Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti, Brescia, Morcelliana, 2021, e Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana, Brescia, Scholé, 2025.
Roberto Rusconi, A destra di Dio. Il tradizionalismo cattolico, Brescia, Morcelliana, 2025.
Iacopo Scaramuzzi, Dio? In fondo a destra. Perché i populismi sfruttano il cristianesimo, Bologna, EMI, 2021.
