TRADIZIONALISTI VS PROGRESSISTI: IL CARDINALE RATZINGER E GLI OPPOSTI ESTREMISMI
Dopo la nuova consacrazione di quattro vescovi, avvenuta a Écône il 1° luglio 2026 e la scomunica automatica (latae sententiae) dei vescovi consacranti e consacrati (che questa volta avrebbe interessato anche sacerdoti e laici aderenti alla FSSPX), è stato rimesso in circolazione un testo del cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Il 13 luglio 1988 egli si rivolgeva ai vescovi cileni [nell’immagine] e presentava un’attenta analisi della prima crisi che aveva riguardato i rapporti della Santa Sede con la Fraternitè Sacerdotale Saint-Pie X, culminata nella consacrazione illecita di quattro vescovi da parte di monsignor Marcel Lefebvre e nella conseguente scomunica: Unidad en la Tradición de la Fe. Si tratta di un testo a tal punto esplicito, che vale davvero la pena di rileggerlo nella sua integrità allo scopo di comprendere quanto accaduto nei decenni successivi.
In quell’occasione, dopo una puntata polemica nei confronti di quanti a suo avviso criticavano in maniera indebita la gerarchia, il cardinale manifestava di comprendere a pieno le motivazioni poste alle base dello scisma lefebvriano:
Deve farci riflettere il fatto che non pochi uomini, al di fuori del circolo più ristretto dei membri della Fraternità di Lefebvre, stanno vedendo in quest’uomo una sorta di guida o, almeno, un utile strumento istruttivo. Non basta riferirsi a motivazioni politiche, o alla nostalgia e ad altre ragioni secondarie di natura culturale. Queste cause non sarebbero sufficienti ad attrarre giovani provenienti da paesi molto diversi e in condizioni politiche o culturali completamente differenti. Certamente, una visione stretta, unilaterale, è visibile ovunque; tuttavia, il fenomeno nel suo complesso non sarebbe concepibile se non fossero in gioco anche elementi positivi, che generalmente non trovano abbastanza spazio vitale nella Chiesa di oggi. Per tutte queste ragioni, dovremmo considerare questa situazione principalmente come un’occasione per un esame di coscienza. Dobbiamo lasciarci seriamente interrogare sulle carenze nella nostra pastorale, che vengono denunciate da tutti questi eventi. In questo modo potremo offrire un posto a coloro che stanno cercando e chiedendo all’interno della Chiesa, e così riusciremo a rendere superfluo lo scisma, dall’interno stesso della Chiesa.
In particolare Joseph Ratzinger si soffermava su una questione particolarmente cara a lui, come a conservatori e tradizionalisti:
Ci sono molte ragioni che possono aver spinto molte persone a cercare rifugio nell’antica liturgia. Una prima e importante è che lì trovano custodita la dignità del sacro.
Egli inoltre vedeva un pericolo nel modo in cui veniva interpretato il Concilio, vale a dire in una chiave di rottura:
Il Concilio Vaticano II non è trattato come parte della totalità della Tradizione vivente della Chiesa, ma direttamente come la fine della Tradizione e come un nuovo inizio completamente da zero. La verità è che il Concilio stesso non definì alcun dogma e volle consapevolmente esprimersi in un modo più modesto, semplicemente come un Concilio pastorale; tuttavia, molti lo interpretano come se fosse quasi il superdogma toglie importanza a tutto il resto.
La sua esposizione appariva coerente con l’orientamento di fare riferimento ai documenti del Concilio Vaticano II (1962-1965) nella prospettiva della «esegesi nella continuità», la versione riduttiva del post-concilio affermatasi durante il pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005). Gettava anche una luce sul retroterra degli orientamenti della commissione Ecclesia Dei, istituita nel 1988 da papa Giovanni Paolo II per favorire una riconciliazione dei lefebvriani che non intendevano rompere con la Santa Sede: dando vita in particolare alla Fraternità Sacerdotale San Pietro [FSSP] e all’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote [ICRSS].
L’analisi del cardinale si svolgeva, peraltro, sulla falsariga della ricostruzione dei diversi orientamenti sulla base di due opposti estremisti: in cui l’esplicita condanna degli eccessi era di fatto sbilanciata in una riprovazione degli uni – i progressisti – e nella giustificazione degli altri. In conclusione, per Joseph Ratzinger erano stati gli eccessi dei progressisti a spingere una parte dei cattolici a percorrere un strada sbagliata, in particolare per quanto riguardava la libertà religiosa. Lo si rilevava dalle considerazioni finali:
L’idea che tutte le religioni siano in ultima analisi, propriamente parlando, solo simboli dell’incomprensibile, sta rapidamente guadagnando terreno anche in teologia e già penetra profondamente nella prassi liturgica. Ovunque questo fenomeno si verifica, la fede in quanto tale viene abbandonata, poiché consiste proprio nell’affidarsi alla verità per quanto è conosciuta. Quindi, certamente, abbiamo tutte le motivazioni per tornare al buon senso anche in questo. Se riusciremo a mostrare e rivivere la totalità del cattolicesimo su questi punti, allora possiamo aspettarci che lo scisma di Lefebvre non duri a lungo.
Non a caso in LifeSiteNews si è commentato:
«il cardinale Ratzinger chiarì che gli errori promossi dai progressisti avevano distolto i cattolici dalla giusta via».
Il testo spagnolo è consultabile nel sito della Pontificia Universidad Católica de Chile.
In una traduzione inglese era stato messo in circolazione il 22 giugno 2000 dal sito statunitense The Wanderer: recentemente è stato ripreso da altri siti, da cui si può ancora scaricare. Si veda il commento di Robert T. Morrison, The forgotten lessons from the SSPX’s 1988 episcopal consecrations, in LifeSiteNews, 20 luglio 2026.
Una traduzione italiana si trova in Sandro Magister, Le vere ragioni dello scisma. Un profetico discorso di Ratzinger del 1988, in Settimo Cielo, 21 luglio 2026.
