BALAUSTRE O BARRICATE? VETUS ORDO VS NOVUS ORDO

BALAUSTRE O BARRICATE? VETUS ORDO VS NOVUS ORDO

In un sito tradizionalista statunitense, Complicity Clergy, ha fatto l’inquietante comparsa un contatore, che in tempo reale indicava quanto tempo fosse trascorso dalla elezione di Leone XIV prima che egli avesse tolto di mezzo Traditionis Custodes. Il conteggio non si è ancora interrotto.

In maniera sempre più pressante, gli ambienti tradizionalisti più accesi hanno richiesto fin da subito al nuovo papa di togliere di mezzo la lettera apostolica di papa Francesco, Traditionis Custodes, pubblicata sotto forma di motu proprio il 16 luglio 2021. Di conseguenza verrebbero meno le restrizioni alle disposizioni contenute nella lettera apostolica di Benedetto XVI, Summorum Pontificum, pubblicata in forma di motu proprio il 7 luglio 2007.  A perorare tale richiesta si è celermente precipitato il cardinale statunitense Raymond Leo Burke.

Quel documento si collocava nel contesto delle iniziative di papa Ratzinger, rivolte a una prospettiva di ricomposizione della frattura con i seguaci di Marcel Lefebvre, l’arcivescovo che si oppose anche alle innovazioni liturgiche avviate con il Concilio Vaticano II, dando vita a un’organizzazione tradizionalista, formalmente non separata dalla Chiesa cattolica, la Fraternité Sacerdotale Saint-Pie X [FSSPX]. A quanti si sentivano a disagio, per diversi motivi, con la celebrazione della liturgia in lingua materna, introdotta da Paolo VI nel 1969, Benedetto XVI concedeva la possibilità di fare ricorso al Missale Romanum approvato da Pio V nel 1570 , nella versione aggiornata da ultimo con Giovanni XXIII nel 1962. Si introduceva in tal modo la distinzione tra un Vetus Ordo e un Novus Ordo.

Della disposizione si avvalse in particolare la FSSPX – ma non è stato un caso isolato – , che ne ha fatto una sorta di bandiera nella sua opposizione alle riforme conciliari, peraltro senza nulla concedere in vista di una riconciliazione con Roma. Senza dubbio, con il trascorrere del tempo la celebrazione della TLM [Traditional Latin Mass] ha rappresentato un criterio di aggregazione negli ambienti tradizionalisti (vedi in «Osservatorio»: Le parole hanno un peso: la denominazione della messa). In maniera ostentata la messa-in-latino è stata officiata dai prelati che si sono opposti apertamente al pontificato di Jorge Mario Bergoglio, in particolare da diversi cardinali: tra gli altri, il guineano Robert Sarah, il tedesco Gerhard Ludwig Müller, lo statunitense Richard Leo Burque, e anche Salvatore Joseph Cordileone, arcivescovo di San Francisco (California, USA).

Un’annosa diatriba occulta, peraltro, l’evidente potenzialità scismatica legata alla creazione di un reticolo di chiese e di comunità che si identifichino in base a un ritorno al Missale Romanum di Pio V, sia pure nell’ultima revisione operata al tempo di Giovanni XXIII. In questo senso, il provvedimento di papa Ratzinger, inteso come volto alla riconciliazione definitiva dei lefebvriani con la Santa Sede, e rivelatosi inefficace, aveva gettato il seme di una divisione all’interno della Chiesa cattolica: esattamente il contrario di quanto sostenuto dagli ambienti tradizionalisti, che invece imputano tale rottura a Traditionis Custodes e ai vescovi che ne mettano in atto le disposizioni.

Alla celebrazione della TLM – “la messa di sempre” – corrispondeva la formazione di piccole comunità, di fatto separate dal corpo dei fedeli di una diocesi. Di qui le restrizioni introdotte da papa Francesco, che ne riportava la gestione al governo dei singoli vescovi. Alcuni prelati sono intervenuti in materia decisa, e dagli ambienti tradizionalisti, anche ai livelli più elevati, si è sollevato un grido, di chi lamentava una vera e propria persecuzione.

Soprattutto nei siti conservatori e tradizionalisti dell’anglosfera e del mondo ispanico si sono ascoltate grandi grida, che accusavano taluni vescovi di perseguitare i fautori della messa-in-latino. Tale si sosteneva essere stata nel 2023 la motivazione della deposizione di Joseph Edward  Strickland da vescovo di Tyler (Texas, USA): in realtà ricollegabile al suo schieramento anti-romano, ampiamente palesatosi in seguito.

Nel moltiplicarsi di episodi controversi si può peraltro fare riferimento a qualche vicenda particolare, per mettere in luce la natura degli avvenimenti: in maniera molto vivace riportati soprattutto dai siti web dell’anglosfera nordamericana.

Sono emerse rimostranze legate all’effettiva pratica liturgica. Molto forte risulterebbe essere l’opposizione alla consegna della particola eucaristica al singolo fedele (una prassi la cui introduzione, in verità, può avere creato qualche disagio). Al proposito il cardinale Robert Sarah,  suo tempo, ha parlato persino di eresia, mentre di recente Luisella Scrosati ha dedicato parecchie puntate della propria “Ora di dottrina” in La Nuova Bussola Quotidiana alla storia e alla dottrina della «Comunione sulla mano». Ad accentuare tale interessamento ha fornito un motivo anche la decisione di Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, di rendere esclusiva la prassi di consegnare la particola eucaristica sul palmo della mano al fedele che si accostasse alla comunione.

Le vivaci proteste dei tradizionalisti, ampiamente risuonate nei siti statunitensi, e l’attesa di un’eventuale modifica della normativa da parte del nuovo papa, tra maggio e giugno 2025 hanno indotto a sospendere i provvedimenti,  con cui Michael Martin, vescovo di Charlotte (North  Carolina, USA) restringeva l’accesso alla celebrazione della TLM. A  quanto pare egli aveva intenzione di rimuovere le recinzioni degli altari, dove i fedeli abitualmente si inginocchiavano per ricevere la particola sulla lingua. E allora gli si sono presentati fedeli che si sono comunque inginocchiati di fronte a lui. A “scoraggiare” i fedeli che volessero ricevere la particola in ginocchio aveva provveduto anche l’arcivescovo Shelton Fabre di Louisville (Kentucky, USA). Prima di lui Blase J. Cupich, cardinale arcivescovo di Chicago (Illinois, USA), si era pronunciato in maniera negativa sulla prassi di ricevere la particola in ginocchio – da parte di fedeli che, non potendo più inginocchiarsi a una balaustra, lo facevano dopo essersi messi  fila. Come è ovvio, altri vescovi statunitensi hanno indicato di nutrire un parere opposto.

Il carattere barricadero  di una contrapposizione siffatta è apparso evidente nell’episodio che ha avuto per teatro una chiesa romana in occasione della celebrazione della domenica della Palme, il 13 aprile 2025, quando un paio di sacerdoti hanno atteso che si arrivasse verso la fine della fila dei fedeli che si accostavano per ricevere la particola, somministrandola sulla lingua ad alcuni fedeli che si inginocchiavano di fronte a loro.

L’argomento addotto con maggiore vigore dai fautori della collocazione della particola sulla lingua di fedeli inginocchiati era la necessità di avere un atteggiamento di “reverenza” nei confronti del sacro. Si trattava dei risvolti inevitabili di una esasperata sacralizzazione dei rituali cattolici.

Se ci si allontana dalle contrapposizioni teologiche e dai loro risvolti ecclesiologici, è necessario prendere atto di una realtà: una frangia minoritaria di cattolici propende a favore della celebrazione della messa-in-latino. Al di la di considerazioni estetizzanti ovvero psicologiche, essi esprimono esigenze di carattere religioso, peraltro senza tenere nel debito conto la possibilità di derive di carattere settario e anche di strumentalizzazioni polemiche spesso preconcette.

Per taluni le questioni liturgiche sono affrontate come una lotta, in cui a un certo punto si innalzano barricate.