LE PAROLE HANNO UN PESO: LA DENOMINAZIONE DELLA MESSA
Il frate domenicano Riccardo Barile, in una serie di interventi su un sito tradizionalista, La Nuova Bussola Quotidiana, con comprensibile rigore ha provveduto a mettere in guardia rispetto a un uso deplorevolmente acritico delle parole nel designare la celebrazione della messa.
Lo ha fatto anche a proposito dell’espressione: «la messa-di- sempre» – per gli ambienti tradizionalisti francesi la «messe de toujours»: di cui mostra l’inconsistenza. L’espressione, ricorrente negli ambienti tradizionalisti francesi, richiama nell’immediato Marcel Lefebvre († 1991) [nell’immagine]. La messe de toujours, le trésor caché è il titolo di una raccolta di scritti che apparve nell’anno 2005, quando fu eletto al soglio pontificio Joseph Ratzinger: di cui era noto l’apprezzamento per la liturgia tradizionale e che, già durante il pontificato di Giovanni Paolo II, aveva avuto un ruolo di rilievo nei tentativi di riconciliare con le istituzioni della Chiesa cattolica la Fraternité sacerdotale Saint-Pie X, cui appartengono i seguaci del vescovo francese. Il libro è stato ripubblicato nell’autunno del 2020: a non molti mesi di distanza, con la pubblicazione di Traditionis custodes da parte di papa Francesco, il 17 luglio 2021, si concludeva l’indagine, da lui voluta, sugli esiti di Summorum Pontificum, con cui Benedetto X aveva conferito lo statuto di “rito straordinario” alla celebrazione della messa-in-latino sulla base del Missale Romanum di Pio V (vedi nella rubrica Osservatorio: Traditionis custodes: The Smoking Gun). In verità. l’intervento di Benedetto XVI del 2007 ha provveduto a rendere intricata la situazione, dal momento che ratificava l’esistenza di un “rito straordinario”. Di fatto poteva essere contrapposto al “rito ordinario”: al «Novus Ordo» si contrapponeva un «Vetus Ordo».
All’interno degli ambienti conservatori e tradizionalisti dell’anglosfera è diffusa l’utilizzazione di un acronimo: TLM. Di norma viene sciolto in «Traditional Latin Mass», anche se in verità si potrebbe farlo in un altro modo, peraltro più corretto: «Tridentine Latin Mass». Nell’uno e nell’altro caso l’espressione si presenta con un sovraccarico concettuale. Una messa “tridentina” non può che essere in latino, sulla base del Missale Romanum approvato da papa Pio V nel 1570 (in genere recependo alcuni aggiornamenti, intervenuti sino al 1962, durante il pontificato di Giovanni XXIII). Invece, definirla “tradizionale” la caratterizza con un’indicazione interpretativa, spacciata per storico-teologica.
Sullo sfondo di questi equilibri linguistici si staglia, in ogni caso, la sagoma problematica del Concilio Vaticano II (1962-1965), e non soltanto la sua costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium (emanata da Paolo VI il 4 dicembre 1963), ma soprattutto la riforma liturgica promulgata da Paolo VI nel 1969 – cui risale peraltro l’espressione l’espressione «Novus Ordo Missae».
Negli anni del pontificato di papa Bergoglio un ostentato favore per la TLM, che hanno pubblicamente e ripetutamente celebrato, è stato manifestato da prelati i quali hanno rivestito importanti ruoli apicali all’interno della curia romana. Protagonisti di un’opposizione frontale ai suoi orientamenti, dottrinali e pastorali, sono stati il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller (n.1947), Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2012 al 2017; il cardinale guineano Robert Sarah (n. 1945), Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti dal 2014 al 2021; il cardinale statunitense Raymond Leo Burque, Prefetto Supremo tribunale della Segnatura apostolica, dal 2008 al 2014. A loro si possono aggiungere prelati influenti, come l’arcivescovo di San Francisco (California/USA), Salvatore Joseph Cordileone, e il vescovo ausiliario di Astana (Kirghizistan), Athanasius Schneider.
Le denominazione della messa costituisce il motto iscritto su una bandiera innalzata al di sopra delle differenze. Dopo questa ricognizione, in altra sede ci si dovrà prospettare una domanda fondamentale. In quale misura i fedeli che manifestano non solo la loro preferenza, ma soprattutto il proprio attaccamento (e non importa quanto numerosi), alla celebrazione della liturgia sono consapevoli della portata ecclesiologica della vicenda?
(si veda nella rubrica Osservatorio: Balaustre oppure barricate? Vetus Ordo vs Novus Ordo)
Alcuni dei temi accennati sono svolti più ampiamente in un volume di cui è prevista la pubblicazione presso la casa editrice Morcelliana di Brescia.
Maurice Page, La messe ‘moderne’ face à la messe ‘de toujours’, in cath.ch, 13 settembre 2011.
Mgr Marcel Lefebvre : La messe de toujours, le trésor caché, in FSSPX Actualités, 4 settembre 2020.
Riccardo Barile OP, Quegli equivoci che nuocciono alla “Messa di sempre”, in La Nuova Bussola Quotidiana, 2 luglio 2025.
