L’ESORTAZIONE AGLI EBREI DI GIOACCHINO DA FIORE: SIONISMO MONASTICO

L’ESORTAZIONE AGLI EBREI DI GIOACCHINO DA FIORE: SIONISMO MONASTICO

Nei primi mesi del 2026 le dichiarazioni dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele ha riacceso il dibattito sull’orientamento di un “sionismo cristiano”.

Negli anni ’50 del ‘900 l’Istituto Italiano per il Medio Evo pubblicava una delle prime edizioni critiche degli scritti teologici di Gioacchino da Fiore († 1202). Affidato a uno dei più illustri medievisti del tempo, Arsenio Frugoni, usciva nel 1957 un Adversus Iudeos: un titolo che suggeriva d’acchito un orientamento anti-ebraico.

Negli anni ’90 prendeva avvio un impresa rivolta a fornire la edizione critica di un autore monastico medievale, di notevole originalità teologica, appoggiata presso il Centro internazionale di Studi gioachimiti di S. Giovanni in Fiore (Cosenza). Le pubblicazioni sono state ospitate dalle maggiori istituzioni per lo studio della storia medievale, i Monumenta Germaniae Historica di Monaco di Baviera e l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo di Roma.

A cura di uno studioso tedesco, Alexander Patschovsky, mezzo secolo dopo finalmente era messa in circolazione una nuova edizione di quello scritto, con il titolo di Exhortatorium Iudaeorum. Al di là di un cambiamento del  titolo che non era di certo una mera concessione al mutamento di epoca, dopo che un secolare antigiudaismo storico si era convertito in antisemitismo razzista, particolarmente importante era la sottolineatura di un innovativo approccio ai rapporti tra la Chiesa e gli Ebrei, elaborato sulla base di una esegesi delle Sacre Scritture fondata su una teologia trinitaria e una attesa escatologica: dove spiccava la figura del drago dell’Apocalisse (come nell’immagine del Liber Figurarum).

“Nel corso del medioevo l’atteggiamento dei cristiani nei confronti degli ebrei era fondamentalmente negativo e si esprimeva anche attraverso le opere di una letteratura antiebraica, al cui interno spiccavano i testi di un monaco cluniacense, Pietro il Venerabile, e di un convertito spagnolo, Pietro Alfonsi. Gioacchino da Fiore conosceva questi testi, elaborando dal canto suo una posizione del tutto differente. Egli non si rivolgeva agli ebrei per convertirli, ma ai cristiani, per convincerli che con l’incarnazione di Gesù la storia del popolo di Israele non era finita: nel futuro degli ultimi tempi della storia, che secondo l’abate si stava avvicinando nei giorni in cui egli scriveva, gli ebrei e i gentili si sarebbero riuniti in un unico popolo di credenti.

Questa visione, che non trovava precedenti né ebbe seguito, fu affidata a un testo in cui Gioacchino da Fiore accumulava e commentava ampiamente brani delle Scritture sacre degli israeliti – il Vecchio Testamento dei cristiani -, trovandovi la conferma della dottrina della Trinità e la prefigurazione dell’avvento del Messia nella persona di Cristo. In tutto questo egli affidava a se stesso un ruolo analogo a quello del profeta Elia e indirizzava ai suoi ascoltatori in Esortazione a prepararsi ad accogliere insieme ebrei e cristiani alla fine della storia umana“ (dalla quarta di copertina).

La Sila sulla quale l’abate calabrese Gioacchino aveva edificato un monastero dall’emblematica intestazione di San Giovanni in Fiore diveniva, in conclusione, quel monte Sion su cui convergeva un insieme di aspettative che assegnavano la monachesimo riformato un ruolo messianico.

 

Gian Luca Potestà, Il tempo dell’Apocalisse. Vita di Gioacchino da Fiore, Roma – Bari, Laterza, 2004.

Ioachim abbas Florensis, Exhortatorium Iudeorum, edidit Alexander Patschovsky. Appendix: Versio abbreviata exhortatorii Iudeorum auctore incerto confecta, edidit Brigitte Hotz Roma, Roma, ISIME, 2006.

Gioacchino da Fiore, Esortazione agli Ebrei, a cura di Roberto Rusconi. Testo critico e introduzione di Alexander Patschovsky. Roma,  Viella, 2011.

Roberto Rusconi, Dalla concordia gioachimita al pauperismo minoritico, ovvero Sionismo monastico e millenarismo mendicante, in Popoli eletti. Storia di un viaggio oltre la storia, a cura di Giorgio Politi. Milano, Edizioni UNICOPLI, 2015, pp.115-125.