DONNA E TRADIZIONALISMO CATTOLICO: CON IL VELO IN TESTA

DONNA E TRADIZIONALISMO CATTOLICO: CON IL VELO IN TESTA

Nelle immagini che vengono diffuse sui siti conservatori e tradizionalisti, per attestare la devota presenza di fedeli alla celebrazione della messa-in-latino, riceve una particolare evidenza il ridondare di veli che coprono le teste femminili.

L’importanza di tornare al velo muliebre (Il Cammino dei Tre Sentieri). Il velo: il codice di abbigliamento delle donne nella Chiesa primitiva è un testo che si può leggere in catholicus.eu (3 febbraio 2026), dal momento che si sofferma sulle circostanze che ne hanno reso l’uso alquanto obsoleto:

«Perché il velo è scomparso dalla pratica comune? Per secoli, l’uso del velo è stato universale nella Chiesa latina. Solo a metà del XX secolo ha iniziato a scomparire, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, sebbene il Concilio non lo abbia mai proibito. La sua scomparsa è dovuta principalmente a: Rapidi cambiamenti culturali. Confusione tra segno e obbligo. Perdita del senso del sacro. Una comprensione impoverita del simbolismo liturgico».

Di questa pratica, da taluni ritenuta alquanto arcaica, si tessono gli elogi, con osservazioni assai minuziose. Il Velo in Chiesa: Bellezza, Mistero e Ritorno alla Sacralità, in  Io resto con Gesù (18 maggio 2025) (da cui è tratta l’immagine) conclude che «Indossare il velo in chiesa è una pratica che non impone, ma propone. È un gesto libero, silenzioso, profondamente spirituale. È un ritorno a casa per tante donne che sentono che qualcosa manca nel culto moderno: il mistero, la bellezza, la riverenza». Limitandosi a una breve scorsa fra siti e blog in lingua italiana, si possono trovare osservazioni analoghe in La Luce di Maria (18 aprile 2025): «Chi lo indossa lo fa per tradizione: sì, proprio quella che descrivevamo poco fa. Insomma: un gesto di rispetto sì, che ci porta anche indietro nel tempo».

Ampia e argomentata è la questione nelle pagine della rivista del Distretto italiano della FSSPX: La Tradizione Cattolica (annata XXXIV, n.125, anno 2023).

Nessuna norma ecclesiastica ha mai specificato con cosa bisognasse coprirsi. L’importante (per le donne) è entrare in Chiesa a capo coperto. Difatti, la maggioranza delle  popolazioni cristiane utilizzava scialli, foulard, cappelli. Solo in alcuni Paesi (in particolare in Spagna e in Italia) si è sviluppato un indumento apposito, più prezioso e da utilizzare solo a questo scopo, come ulteriore segno dell’importanza del luogo nel quale si accedeva. Per ulteriore riprova sociale, poi, in Italia si è diffusa la tradizione di utilizzare il bianco per le donne nubili (e quindi vergini), e nero per le donne sposate o vedove.

Ci sono poi alcuni vantaggi che molte donne possono riscontrare, derivanti dall’uso del velo muliebre. Ve ne citiamo alcuni:

1) Portare il velo induce a concentrarsi meglio nella preghiera. Questo segno tangibile può infatti ricordare meglio a chi lo indossa il luogo in cui si è.

2) È una forma di apostolato, soprattutto se si supera il rispetto umano e lo si porta con coraggio anche in parrocchie dove nessuno lo fa. E’ un segno della Tradizione della Chiesa, che può quindi invitare a riflettere.

3) Incita a progredire nella modestia: è incoerente portare il velo se ci si veste succintamente o in maniera irrispettosa, e quindi diventa uno stimolo per adeguare il proprio vestiario in maniera consona.

4) Dona decoro alla chiesa e alla funzioni, è quindi utile soprattutto nei luoghi più turistici per far comprendere agli estranei che si tratta di un luogo sacro, di preghiera.

Concludiamo questa carrellata con la persona con la P maiuscola alla quale le donne dovrebbero fare sempre riferimento: la Madonna ovviamente. Lei è sempre coperta con il velo, è l’Arca della Nuova Alleanza, il Vaso della Vera Vita. Noi donne, usando il velo, la imitiano e ci confermiamo nel ruolo di donne, cioè vasi di vita.

Non può ovviamente mancare una testimonianza individuale, che esalta la pratica di indossare il velo in chiesa ed esprime il disagio a fronte al un disuso della pratica.

Nelle immagini messe in circolazione nella polemica sulle modalità di atteggiamento nel ricevere la particola eucaristica, le donne inginocchiate a una balaustra sono accuratamente velate (si veda in Osservatorio: Balaustre o barricate: Vetus Ordo vs Novus Ordo).

A giudicare dalla frequenza, e dal calore, con cui la rilevanza di tale comportamento viene sottolineata da siti conservatori e tradizionalisti, a tale prassi viene dunque attribuita una importanza di rilievo. Innanzitutto, come in altri casi, si tratta del derivato da una forma mentis di fondo: è presentato come “tradizionale” un comportamento attuale, le cui radici in realtà non affondano davvero in un tempo lungo. Allora si fa ricorso a cursorie annotazioni di carattere storico, che prescindono totalmente da qualsiasi contesto. Si compulsa l’Antico Testamento e soprattutto il Nuovo, a prescindere da minimali considerazioni di carattere filologico. Si  cerca poi di accumulare apposite testimonianze di sante e di santi. Infine, la rilevazione sociologica empirica di un comportamento viene trasformata in una formula antropologica a carattere perenne.

Si tratta senza dubbio di un aspetto apparentemente marginale di una questione più vasta, vale a dire quale sia la visione della donna all’interno del mondo tradizionalista. La questione si può approfondire mettendola in relazione con la visione conservatrice di una famiglia “naturale”, composta da marito moglie e figli: in cui una vocazione muliebre si esercita all’interno delle mura di casa, nella cura del coniuge e della prole (si veda anche in Letture: Benedette ragazze ovvero della presa di coscienza). A questa ottica si può ricondurre anche la complessa questione dell’interruzione volontaria di una gravidanza. In tale contesto ogni ipotesi di un accesso femminile a una qualsivoglia forma di ministerialità ecclesiastica è assolutamente da scartare.

Nei siti  conservatori e tradizionalisti è rilevabile l’enfasi che viene posta sulla vita consacrata delle donne, in particolare in forma claustrale. Innanzitutto, si sottolinea che la  sorella stessa di monsignor Lefebvre a suo tempo diede vita a un ramo femminile di impostazione monastica: in sostanza, la funzione delle monache era ed è pregare a supporto del ministero sacerdotale dei chierici che fanno parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nel 2001è stato fondato un ramo femminile  dell’Istituto di Cristo Re Sovrano Sacerdote, un raggruppamento tradizionalista di sacerdoti rimasti anche formalmente all’interno della Chiesa cattolica: «Unite all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote e partecipi della sua spiritualità, le suore Adoratrici del Cuore Regale di Gesù Cristo Sommo Sacerdote hanno come vocazione particolare quella di pregare per la santificazione dei sacerdoti, in particolare di quelli dell’Istituto, e di sostenerli nel loro apostolato».

Un aspetto  ulteriore riguarda il supporto a monasteri claustrali femminili, che siano entrati in contrasto che la gerarchia cattolica, per la loro resistenza ad applicare le disposizioni della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica del 2016 e del 2018: “Cor Orans”. Istruzione applicativa della costituzione apostolica “Vultum Dei Quaerere” sulla vita contemplativa femminile.