ABUSI SULLE SUORE E INERZIA ISTITUZIONALE ECCLESIASTICA: DECENNI DI DENUNCE
Nel corso del 2025 è riemersa la questione degli abusi sulle suore da parte del clero, e in particolare degli abusi carnali. Per decenni il problema è stato vittima di un’inerzia istituzionale quasi inscalfibile. Senza una pretesa di totale completezza, sono state raccolte le denunce che si sono susseguite almeno per tre decenni, con l’obiettivo di ostacolare che si continui a pretendere di lavare i panni sporchi in silenzio. Questa pagina verrà aggiornata con ulteriori informazioni di cui si venga a conoscenza in seguito
Nel 1994 una religiosa irlandese, Maura O’Donohue, appartenente alle Medical Missionaries of Mary [MMM], redigeva un rapporto confidenziale, da cui emergeva che in Africa taluni preti abussero sessualmente di religiose, per timore dell’HIV che avrebbero potuto contrarre nel caso fossero entrati in contatto con donne a rischio, come le prostitute. L’anno successivo, il 18 febbraio 1995, la suora metteva al corrente del problema la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, e in particolare il prefetto, il cardinale spagnolo Eduardo Martínez Somalo. La religiosa morirà nel 2015 senza che sulla questione si sia registrato qualche progresso davvero significativo.
Pochi anni dopo, nel novembre 1998, un’altra religiosa, Marie McDonald, appartenente alle Sœurs Missionnaires de Notre-Dame d’Afrique [MSNDA], presentava un testo di quattro pagine, The Problem of the Sexual Abuse of African Religious in Africa and Rome al c.d. Consiglio dei 16: un organismo in cui si riunivano tre volte l’anno, presso la Congregazione (ora Dicastero) per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, vale a dire i delegati delle Unioni dei Superiori Generali [USG e UISG], che rappresentavano gli Ordini religiosi maschili e femminili.
Due anni dopo, nel settembre 2000, una religiosa statunitense, Esther Fangman, presidente della Federazione di Santa Scolastica delle monache benedettine, si rivolgeva a 250 abati benedettini radunati in un convegno a Roma, denunciando a sua volta la questione. Un quarto di secolo dopo morirà senza registrare, a sua volta, passi opportuni.
Il 18 marzo 2001 l’articolo di un periodico statunitense, National Catholic Reporter: Nuns targeted, aveva pubblicamente denunciato la rilevanza dello «sfruttamento sessuale» delle religiose. Sulla copertina si leggeva: «Priests exploit, rape young nuns and elsewhere, reports allege». Si pubblicavano rapporti in origine destinati a essere confidenziali. L’editor della pubblicazione, Tom Roberts, commentava: «It is deeply disturbing material». In Italia ne segnalavano la rilevanza sia Adista sia Il Regno. Nella recente ondata di denunce quel dossier è stato ripubblicato, con adeguata enfasi, il 27 agosto 2025.
Addirittura interveniva una Risoluzione del Parlamento europeo sulle violenze sessuali ai danni delle donne e in particolare di religiose cattoliche, in data 5 aprile 2001:
«vivamente preoccupato per il contenuto di un rapporto comparso nella rivista americana “National Catholic Reporter”, in cui si segnalano numerosi casi di stupro, in almeno 23 paesi, commessi da preti nei confronti di religiose cattoliche
considerando che la Santa Sede ha confermato di essere a conoscenza di casi di stupro e di abusi sessuali ai danni di donne, e anche di suore, da parte di preti cattolici, stante il fatto che dopo il 1994 sono stati trasmessi al Vaticano almeno cinque rapporti su questo tema,
considerando che malgrado i responsabili ufficiali fossero stati correttamente informati circa queste violazioni dei diritti umani, gli stessi non hanno reagito come avrebbero dovuto […]
prendendo atto delle dichiarazioni del portavoce del Vaticano, Joaquin Navarro Valls, il quale ha affermato che “il problema è noto ma è geograficamente limitato”, ma sottolineando che, al contrario, questo fenomeno si estende ben al di là dell’Africa, […]
chiede che sia reso pubblico il contenuto integrale dei cinque rapporti citati dal “National Catholic Reporter”;
incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alle autorità della Santa Sede, al Consiglio d’Europa, alla Commissione per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, ai governi del Botswana, del Burundi, del Brasile, della Colombia, del Ghana, dell’India, dell’Irlanda, dell’Italia, del Kenya, del Lesotho, del Malawi, della Nigeria, della Papua Nuova Guinea, delle Filippine, del Sudafrica, della Sierra Leone, dell’Uganda, della Tanzania, di Tonga, degli Stati Uniti d’America, dello Zambia, della Repubblica democratica del Congo e dello Zimbabwe».
Negli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II († 2005) e durante il pontificato di Benedetto XVI (2005-2013) sulla questione calava il silenzio, provocato da un’impudente inerzia istituzionale. Agli inizi del pontificato di Jorge Mario Bergoglio riprendevano le denunce.
Nell’ambito di un seminario internazionale, La Chiesa di fronte alla condizione delle donne oggi, promosso dal mensile Donna Chiesa Mondo, supplemento dell’Osservatore Romano, nel maggio 2015 suor Rita Mboshu Kongo, una teologa congolese docente presso la Pontificia Università Urbaniana, denunciava lo sfruttamento delle suore da parte degli ecclesiastici, che conduceva all’abuso carnale e al conseguente abbandono delle suore da parte delle Congregazioni di cui facevano parte.
Con un volume di Anna Deodato, consacrata all’Istituto delle Ausiliarie Diocesane di Milano, Vorrei risorgere dalle mie ferite. Donne consacrate e abusi sessuali, nel 2016 erano messe in circolazione testimonianze drammatiche di violenze subite, da parte di sacerdoti e di consorelle (il volume avrà una nuova edizione nel 2023: Vorrei risorgere dalle mie ferite. Chiesa, donne, abusi).
A dire il vero non erano mancati campanelli d’allarme, concernenti alcuni comportamenti, che si collocavano alla radice di possibili abusi di potere (suscettibili di ulteriori degenerazioni). Questa situazione venne descritta in maniera eloquente anche nel documento Per vino nuovo otri nuovi: «Con parresia evangelica dobbiamo prendere coscienza che in alcune congregazioni femminili si riscontra il perpetuarsi di cariche. Alcune persone rimangono nel governo, pur con diverse funzioni, per troppi anni» (Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Per vino nuovo otri nuovi. Dal Concilio Vaticano II la vita consacrata e le sfide ancora aperte. Orientamenti, 6 gennaio 2017, n. 22).
In verità furono l’esplodere negli Stati Uniti del movimento #MeToo, nell’ottobre 2017, e nel 2018 la decisione dell’Associated Press di riprendere i documenti pubblicati dalk National Catholic Reporter nel 2001, a incrinare il persistente silenzio ecclesiastico. And you sister: What do you say? fu lo slogan di una campagna lanciata da una rete cattolica, Voice of faith, nata per agevolare un più adeguato ruolo alle donne nella Chiesa.
In quella stagione iniziarono a essere pubblicati altri libri, che rendevano pubbliche le testimonianze di religiose abusate da chierici, come Marie-Laure Janssens – Mikael Corre, Le silence de la Vierge. Abus spirituels, dérives sectaires… Une ancienne religieuse témoigne (2017): Mikael Corre era un vaticanista di La Croix e il volume apparve malgrado il vescovo avesse invitato al silenzio. Nel 2019 fu dato alle stampe Claire Maximova, La Tyrannie du silence – J’étais carmélite, et un prêtre m’a violée.
In Francia furono un’inchiesta di Le Parisien e soprattutto una giornata organizzata a Parigi, l’11 giugno 2018, dalla Conférence des Religieux et Religieuses de France [CORREF], a far deflagrare la questione degli abusi carnali di religiosi nei confronti di religiose. La presidente, suor Véronique Margron, invitò le vittime a «far risalire la parola dal fondo della tomba».
Addirittura, sulle colonne dell’Osservatore Romano, il 12 giugno 2018, gettando uno «sguardo storico sugli abusi sessuali», Lucetta Scaraffia, invocava La fine del silenzio (sia pure con motivazioni desunte da affermazioni non condivisibili di Benedetto XVI).
La Leadership Conference of Women Religious, la più grande associazione degli Stati Uniti, nella sua adunanza 7-10 agosto 2018 denunciava gli abusi carnali compiuti da presbiteri sulle religiose.
Il 26 novembre 2018, l’Unione Internazionale Superiore Generali [UISG], l’organizzazione mondiale di Superiore generali di Istituti di Religiose Cattoliche, approvata canonicamente, aveva denunciato pubblicamente la «cultura del silenzio e della segretezza» della Chiesa intorno alle storie di molestie e di abusi di genere.
In verità, il 21 gennaio 2019 in Global Sisters Report – un sito promosso da National Catholic Reporter – era stato pubblicato un corposo intervento, che apriva una serie di contributi relativi alla questione: Abuse of sisters.
Sino ad allora, allo stesso modo dei suoi immediati predecessori, anche papa Francesco non si era pronunciato in maniera significativa sulla materia. Martedì 5 febbraio 2019, durante la conferenza stampa sull’aereo che lo stava riportando a Roma dagli Emirati Arabi Uniti, il papa teneva la consueta conferenza stampa. Rispondendo alle domande dei giornalisti al seguito, per la prima volta ammetteva, come riferito da La Repubblica: «È vero. Ci sono sacerdoti e vescovi» che hanno abusato sessualmente delle religiose. Ha aggiunto che è stato un problema persistente e che il Vaticano sta lavorando sulla questione. Ha detto che alcuni sacerdoti sono stati sospesi e quando gli è stato chiesto se non sia necessario fare di più, lui ha risposto di sì».
Sarebbe allora emerso un episodio che risaliva al periodo, durante il quale Joseph Ratzinger fu Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Era pervenuta una denuncia, secondo a la quale il superiore di una Congregazione abusava delle religiose. La sua intenzione di provvedere in merito fu ostacolata al punto di fargli dire al segretario di accantonare l’incartamento: «Mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito».
Nella rivista mensile dell’Osservatore Romano: Donna Chiesa Mondo, il 6 febbraio 2019 appariva un altro articolo di Lucetta Scaraffia, Senza tatto: nel quale, appunto senza riserve, si metteva in evidenza che la violenza sulle religiose da parte di ecclesiastici andava considerata come un «abuso di potere, abuso che nasce da una interpretazione perversa del ruolo sacerdotale».
Si susseguiva un’ondata di denunce. In un’intervista rilasciata il 18 febbraio 2019, suor Anna Deodato, allora membro del servizio per la tutela dei minori della Conferenza Episcopale Italiana [CEI], dichiarava che «l’abuso delle religiose è un fenomeno anche italiano».
Prendevano avvio inchieste giornalistiche. In Francia, nel marzo 2019, sulla piattaforma Arte.tv andava in onda un documentario sugli abusi sessuali a danno delle religiose, a cura di Eric Quintin e Marie-Pierre Raimbault (cui aveva collaborato anche la direttrice di Adista, Ludovica Eugenio). La raccolta delle testimonianze aveva richiesto più di due anni.
A questo punto papa Francesco promulgava un motu proprio, Vos estis lux mundi, il 7 maggio 2019, contenente norme ad experimentum per un triennio, allo scopo di intervenire in proposito. Il provvedimento è stato reiterato in forma definitiva il 25 marzo 2023. A dire il vero non sembra avere finora sortito un effetto particolarmente rilevante.
Nel febbraio 2020 Donne Chiesa Mondo pubblicava: Bisogna cambiare. Vocazioni e abbandoni, autorità, beni, rapporto uomo donna, abusi… Intervista a tutto campo con il prefetto João Braz de Aviz. Al cardinale brasiliano, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, si doveva l’iniziativa dell’apertura a Roma di una casa per ex-religiose, soprattutto non italiane, vittime di abusi ed estromesse dalle proprie congregazioni (di cui nel marzo 2024 veniva segnalata la chiusura).
A sua volta Noi Donne si rivolgeva a una badessa di Roma, la quale rilevava amaramente che da anni si parlasse di abusi sulle suore, ma che, malgrado le inchieste giornalistiche, avvolte tra il silenzio e la paura non si registrassero progressi significativi (12 febbraio 2020).
Nell’agosto 2020 anche i gesuiti de La Civiltà Cattolica, mantenendosi peraltro su un piano piuttosto generale, parlarono di Abusi di autorità nella Chiesa, mettendoli in relazione con Problemi e sfide della vita religiosa femminile.
Nell’ottobre 2020 usciva un ulteriore libro, opera di una giovane giornalista francese, Constance Vilanova, Religieuses abusées. Le grand silence. Dopo un primo articolo su La Croix, aveva iniziato un’indagine su larga scala, della durata di un anno, che aveva presso le mosse da una segnalazione dei Pères blancs sull’abuso di religiose in Africa.
Ancora, alla fine di quell’anno la rete L’abuso commentava che «centinaia di suore subiscono abusi da parte di preti, ma per la Chiesa restano un problema invisibile» (11 dicembre 2020).
Nel dicembre 2021 usciva il libro di un giornalista di Vatican News e dell’Osservatore Romano, dopo essere stato redattore di Vatican Insider-La Stampa, Salvatore Cernuzio: Il velo del silenzio. Abusi, violenze, frustrazioni nella vita religiosa femminile (Cinsello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2021). Il volume raccoglieva – in forma assolutamente anonima – le testimonianze di donne di tutto il mondo e di diverse età , dopo anni di silenzio, per paura o perché sotto forte pressione.
Nel corso del 2022 apparvero altri libri, che riflettevano le deviazioni insite nell’abuso di potere in alcuni contesti carismatici particolarmente distorti. Si andava dalle vocazioni forzate, di cui trattavano Francesco Antonioli e Laura Verrani, Lo scisma emerso: Conflitti, lacerazioni e silenzi nella Chiesa del Terzo Millennio, alle traversie connesse in Perù con le vicende del Sodalicio di Vita Christiana, prima della sua soppressione, frutto di cinque anni di indagine da parte di Camila Bustamante Soto: Siervas. El historial de abuso de las monjas sodalicias.
Attestava una crescente attenzione a una problematica, che ormai non si poteva più dissimulare, una pubblicazione promossa dalla Comisión de Cuidado y Protección della Confederación Latinoamericana y Caribeña de Religiosas y Religiosos [CLAR]: Vulnerabilidad, abusos y cuidado en la vida religiosa femenina: Creando una cultura del cuidado y la protección (uscita nel mese di settembre).
Nel mese di novembre, due giornaliste, María Olivia Browne e Nicole Contreras, pubblicavano Vidas robadas en nombre de dios. Historias de abuso de conciencia y poder (Editorial Catalonia, Santiago de Chile, 2022). In un paese segnato dalla vicenda del carismatico sacerdote Fernando Karadima († 2021), venivano ricostruite anche le vicende individuali di religiose appartenenti a istituzioni consolidate come la Congregazione delle Missionarie della Carità di madre Teresa di Calcutta o di associazioni come la Opus Dei, ma soprattutto coinvolte in realtà religiose assai poco controllate in America Latina, come la Asociación Union Lumen Dei, lo Instituto Secular Cruzadas de Santa Maria, le Hermanas de la Providencia, il movimento brasiliao Heraldos del Evangelio, Instituto Secular de los Padres de Schoenstatt, la (ora disciolta) congregazione delle Siervas del Plan de Dios – articolazione femminile del Sodalicio de Vida Christiana, il Movimiento Apostólico Manquehue.
Sfogliando una ristampa del libro di Anna Deodato, che conteneva «Pensieri senza censure delle suore abusate», Gelsomino Del Guercio in Aleteia riportava una frase, che sintetizzava il disagio personale delle religiose vittima di abusi: «Mi sento ridicola» (15 novembre 2022).
L’8 gennaio 2023 in DopoDomani appariva un corposo dossier sugli abusi nella Chiesa cattolica. In prima pagina spiccava l’editoriale di Stefano Feltri: Il momento di far cadere il muro dell’omertà, con interventi relativi alle religiose di Federica Tourn.
Faceva scalpore nell’ambito dell’anglosfera la rinuncia all’episcopato, accettata nel giugno 2023, da parte di Franco Mulakkal, un vescovo della Chiesa cattolica di rito siro-malabarese. Nello stato indiano del Kerala, da un tribunale nel gennaio 2022 era stato dichiarato innocente di fronte alle accuse – peraltro non ritrattate – di avere violentato ripetutamente una religiosa: motivo per il quale era stato arrestato nel 2018.
Sempre nel 2023 a suor Annamaria Amarante si doveva un volume particolarmente impegnativo, L’io negato. Gli abusi di potere nella vita consacrata, cui è stato dato adeguato rilievo durante il Salone del libro a Torino nel 2024, come rilevato da Iacopo Scaramuzzi in La Repubblica: Abusi sulle suore: al Salone del libro di Torino gli editori cattolici affrontano un tema tabù (12 maggio 2024).
Nel frattempo, il 31 marzo 2024, usciva una pubblicazione a cura di Véronique Lecaros e Ana Lourdes Suárez, Abuse in the Latin American Church: An Evolving Crisis at the Core of Catholicism. Un’ampia rassegna, in cui si era analizzata la complessiva tematica degli abusi nei diversi paesi, attestava quanto il problema fosse pervasivo nel continente dove vive il maggior numero di cattolici.
In verità, dopo un periodo trascorso nella consueta «inerzia istituzionale», con il connesso insabbiamento delle diverse denunce, nel corso del 2025 è sembrato di poter registrare un cambio di passo.
Nella conferenza internazionale Women of Faith, Women of Strength, riunita a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana (17-19 giugno 2025), una religiosa del Togo, suor Mary Lembo, ancora una volta ha sollevato il problema delle «consacrate in Africa vittime di violenze da parte dei sacerdoti»:
«Suor Lembo ha impiegato anni per trovare un numero sufficiente di vittime per la sua ricerca, disposte a condividere le proprie esperienze. Non perché le vittime siano poche, ma perché la paura e la vergogna impediscono a molte donne di confidarsi con qualcuno. Nella chiesa e nelle società africane non si parla quasi mai di sessualità, spiega la religiosa: per quanto riguarda “le religiose consacrate a Dio e considerate sante”, l’argomento è un grave e doppio tabù».
Un convegno intitolato: Behind the Veil: Analyzing the Hidden Patterns of Spiritual and Sexual Abuse among Catholic Women Religious, si è svolto si presso l’Università di Regensburg (Germania) pochi giorni dopo (26-29 giugno 2025).
Durante il sesto Annual General Meeting of the Conference of Major Superiors of Africa and Madagascar [COMSAM], che si chiuse il 30 giugno 2025, una religiosa, suor Linah Siabana, ha sottolineato le difficoltà delle religiose vittime di abusi a resistervi e a denunciarli, per le pressioni e le intimidazioni cui sono sottoposte.
Nel corso del 2025 il sito Global Sisters Report ha pubblicato una serie di interventi sul tema più generale: Out of the Shadows: Confronting Violence Against Women. Nel mese di settembre alcuni interventi hanno fatto il punto sul problema degli abusi nei confronti di adulti fragili, all’interno di comunità religiose femminili, e sottolineato l’impellente necessità di provvedere in maniera sistematica alla loro salvaguardia.
Il 24 e 25 ottobre 2025, presso le Facultés Loyola di Parigi, un istituto d’insegnamento superiore e di ricerca della Compagnia di Gesù, si è tenuto un colloquio Faut-il reparer la vie consacré?, in occasione del centenario della fondazione della rivista Vies Consacrées. Il motivo di fondo degli interventi era la ricerca della risposta a un quesito: «se fosse necessario riparare la vita consacrata, giudicata ormai danneggiata» dagli abusi – chiaramente a partire dagli abusi di potere, da cui discendevano le altre forme di abuso.
Nell’ambito della ispanosfera, nel corso del mese di novembre la rivista Omnes includeva un dossier con articoli dedicati all’abuso di potere e di coscienza.
Infine, dal 17 al 19 novembre 2025 aveva luogo a Roma un workshop, organizzato dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, sul tema: Costruire comunità che tutelano la dignità. Rappresentanti di diverse conferenze di religiosi e religiose hanno preso in esame la questione degli abusi nell’ambito della vita consacrata. In particolare è emersa la problematica concernente l’abuso di potere come radice delle diverse modalità di abuso: «Le comunità fragili di suore nell’Africa subsahariana, le esperienze in Francia e Germania, tra indagini, scandali e riparazioni, i casi di abusi – non solo sessuali, ma anche di potere e di coscienza – in conventi e monasteri, dove talvolta si sperimentano “conflitti, asimmetrie di potere, marginalizzazioni, relazioni non equilibrate”».
Non si deve, quindi, trascurare il fatto che gli abusi nei confronti delle religiose rappresentano, alla stessa stregua degli abusi a danno di minori e di persone fragili, la peggiore declinazione dell’abuso di potere all’interno della Chiesa cattolica. Alla radice del problema si colloca la distorsione istituzionale rappresentata dal clericalismo.
Una cronistoria delle denunce, che si sono accumulate nel corso di tre decenni, attesta una crescente consapevolezza da parte del mondo delle religiose, peraltro non ancora in grado di smuovere un’inerzia istituzionale: il cui esito è in genere l’insabbiamento.
Per quanto ciò non sia gradito a troppi, il giornalismo d’inchiesta e l’accesso ai social hanno aperto una breccia in un silenzio omertoso.
I dati di questa cronologia sono stati desunti da alcune pubblicazioni e aggiornati con i dati forniti dalla rete:
Iacopo Scaramuzzi, Il sesso degli angeli. Pedofilia, femminismo, lgbtq+:il dibattito nella Chiesa, Roma, Edizioni dell’asino, 2022, pp. 39-55.
Annamaria Amarante, L’io negato. Gli abusi di potere nella vita consacrata, Cantalupa (Torino), Effatà editrice, 2023: pp. 34-58.
Si veda anche Roberto Rusconi, Gli abusi nella Chiesa: un problema di potere , di prossima pubblicazione in «Humanitas».
