«Noi abbiamo potuto vedere
colui che è il primo fondatore
e maestro di quest’Ordine».
Jacques de Vitry, Historia Occidentialis
La maggior parte delle fonti relative ai primi anni di vita di Francesco è costituita dalle diverse biografie agiografiche e dalle compilazioni redatte nel corso del secolo XIII. Si tratta di testi che inglobano frammenti di informazione all’interno di una narrazione rivolta principalmente a finalità liturgiche e devozionali. A ciò si aggiunga che, in connessione con il dibattito interno all’Ordine dei frati Minori concernente le caratteristiche dell’identità francescana e il ruolo della povertà religiosa, con il trascorrere dei decenni si affermò la tendenza a retrodatare agli anni dell’esistenza di Francesco determinate problematiche e a filtrare la memoria di quegli avvenimenti alla luce delle esigenze religiose e nel contesto della politica ecclesiastica di un’epoca successiva.
Da ciò deriva la difficoltà a fissare una datazione attendibile degli avvenimenti, qualora non intervenga altra documentazione, dal momento che nelle biografie agiografiche, in genere, essi vengono collocati secondo una cronologia relativa.
Anche se rimane prioritaria la sequela del figlio del falegname, Yehoshua ben Yosef, il rabbi di Nazareth, la figura del figlio del mercante di Assisi non ha mancato di incutere un profondo rispetto, che si rinnova ogni volta che sovviene quel passo del suo Testamento: «E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare» – parole uscite dalle labbra di un uomo in fin di vita, dal corpo piagato.
Al di là degli andamenti della ricerca storica, in fondo ognuno ha un proprio san Francesco. Il mio è il frate dipinto nella tavola della cappella Bardi mentre accudisce un lebbroso.
Premessa a Roberto Rusconi, Francesco d’Assisi. Una vita. Brescia, Morcelliana, 2026.
