UNA LOBBY TRADIZIONALISTA IN SENO ALLA CHIESA CATTOLICA
Verso la fine del pontificato di Benedetto XVI si erano infittite le insinuazioni, sulla cui base si sosteneva che un lobby gay tenesse in pugno la Santa Sede. Dal canto suo papa Francesco aveva seccamente respinto tale affermazione.
A un decennio di distanza la valutazione era drasticamente ribaltata: in una intervista del 1° maggio 2025 a «Il Fatto Quotidiano» il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller esortava a fermare la lobby gay, che vuole strumentalizzare la Chiesa.
È evidente che non si possa parlare di una lobby tradizionalista, nel senso che si attribuisce all’espressione nell’ambito della politica, dell’economia e della finanza. Ciò non significa che non sia in funzione una dinamica di tipo lobbistico, da parte di diversi ambienti, che tentano di acquistare una maggiore influenza, soprattutto al centro e al vertice della Chiesa cattolica.
Dopo la morte di papa Francesco e l’elezione di Leone XIV non si è registrato un sostanziale mutamento nei toni delle dichiarazioni di siti conservatori e tradizionalisti e di esponenti ecclesiastici, estremamente critici nei confronti del pontefice, sino al punto di scivolare in un’opposizione allo stesso papato romano.
Un elemento di particolare rilievo è riscontrabile nell’atteggiamento di alti prelati, cui la nuova frontiera dei media ha offerto una visibilità senza precedenti. Da principio essi hanno manifestato un atteggiamento critico nei confronti di papa Francesco, a partire dai dubia espressi nei confronti della esortazione apostolica Amoris laetitia (19 marzo 2016) da parte di quattro cardinali, al riparo da ogni possibile ritorsione: Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner. Nel luglio 2023 i cardinali Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke, Juan Sandoval Íñiguez, Robert Sarah e Joseph Zen Ze-kiun hanno presentato ulteriori dubia a papa Francesco. In entrambi i casi di trattava di questioni dottrinali e disciplinari. Mentre nel 2016 si interveniva dopo la pubblicazione di un documento papale, a sette anni di distanza si è trattato piuttosto di una intromissione, in quanto tale intervento ha avuto luogo prima dell’apertura del sinodo, con l’evidente scopo di condizionare i suoi lavori o perlomeno per influire su di essi.
Nel frattempo erano progressivamente e profondamente mutate le prospettive, dal momento che la critica si era mutata in una opposizione, che di fatto aveva i propri capofila in tre cardinali, da papa Francesco non confermati nei loro ruoli al vertice del Vaticano: Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica (2008-2014): Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (2012-2017); Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (2014-2021) – che pure era stato nominato da Jorge Mario Bergoglio.
Frutto di crescenti critiche e di netta opposizione si delineava, inoltre, un sorta di magistero alternativo, in particolare relativo a discusse questioni dottrinali (vedi in Osservatorio: Per un magistero alternativo). In effetti il web lasciava crescente spazio ad alcuni vescovi, come Athanasius Schneider (ausiliare di Astana nel Kazakistan) e Marian Eleganti (già vescovo ausiliare di Coira). Quando si presentava l’occasione, si dava ampia eco a interventi di altri vescovi, comunque criticamente contrari agli orientamenti del pontificato. E anche alle polemiche sollevate da singoli ecclesiastici.
Per quanto riguarda i siti tradizionalisti, in particolare quelli della anglosfera nordamericana, inseriti all’interno di un profondo intreccio tra religione e politica, si è accentuata una sorta di “ossessione” anti-bergogliana, affidata a campagne mediatiche di carattere piuttosto ideologico che non teologico. Nel loro programma di aggressione al papa (e di fatto anche al papato) quei siti hanno dato e continuano a dare un visibile rilievo e spazio a voci radicalmente dissenzienti, in un’ottica inevitabilmente strumentale. In una fase iniziale della controversia con papa Francesco, molto spazio fu lasciato soprattutto a Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio papale a Washington, che il 26 agosto 2018 aveva richiesto pubblicamente una rinuncia di Bergoglio al pontificato: re-indirizzando ad altri siti anche la deriva da lui assunta nel propagandare la teoria del Great Reset, mirante all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale. I toni sempre più accesi dei suoi messaggi e, soprattutto, la scomunica emessa il 5 agosto 2024, lo hanno peraltro reso piuttosto scomodo, ai limiti dell’impresentabile, almeno in taluni ambienti. Al vescovo di Tyler (Texas, USA), Joseph Edward Strickland, “sollevato” dall’ufficio dopo un suo intervento al Rome LifeSite Forum del 2023, sono stati assegnati due “show” in LifeSiteNews. Che lo spazio messo a disposizione da siti tradizionalisti si andasse ridefinendo, lo indicava il ricorso da parte di alcuni di quei prelati X e a YouTube. A un certo punto, molti hanno aperto anche un proprio Substack. Allora si sono affidati alla rete mons. Viganò, il vescovo Strickland, il vescovo Schneider, il vescovo Eleganti.
Durante il pontificato di Jorge Mario Bergoglio alcuni vaticanisti italiani, ormai non più nei ranghi di giornali e televisioni, attraverso blog personali sono a diverse riprese intervenuti in maniera diretta nei conflitti ecclesiastici (vedi in Osservatorio: Penne nere: Vaticanisti in campo), rendendo pubblici, vale a dire mettendoli in circolazione, documenti che altrimenti avrebbero avuto un’eco ben più contenuta: dalla lettera con cui mons. Carlo Maria Viganò chiedeva le dimissioni di papa Francesco, ai dubia dei cardinali, a pretesi progetti di riforma della Chiesa, in realtà manifesti pre-conclave – diffusi con lo pseudonimo di Demos I e di Demos II.
La modalità di avvalersi di Substack ha offerto possibilità analoghe ad alcuni corrispondenti esteri, assimilabili ai vaticanisti italiani, al termine del loro incarico: non tanto a Edward Pentin, quanto a Diane Montagna – alla quale è stato ”rifilato” un documento che si pretendeva sconfessasse la genesi del motu proprio Traditionis custodes e che, dopo la consegna al pontefice, ha pubblicato una lettera del 15 settembre 2025, indirizzata a papa Robert Francis Prevost, con la richiesta di revocare la dichiarazione Fiducia Supplicans (e anche di annullare il rescritto di papa Francesco del 2017, concernente la comunione a taluni fedeli, divorziati e risposati). A Filial and Apprehensive Supplication to His Holiness Pope Leo XIV proveniva da una “coalizione internazionale”, formata da associazioni che traevano la propria ispirazione da un pensatore reazionario, Plinio Corrêa de Oliveira († 1995), fondatore della Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà. E l’8 dicembre rilanciava A Filial Appeal to Pope Leo XIV, perché riesaminasse la nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede: Mater Populi fidelis (4 novembre 2025) – un documento proveniente da una fantomatica International Marian Association.
Evidentemente tutto ciò è favorito dall’intreccio dei contatti che, per esigenze professionali, possono essere stati instaurati dai giornalisti con gli ambienti ecclesiastici romani e vaticani: con il connesso rischio di strumentalizzare ovvero di essere strumentalizzati.
Nella tradizionale forma cartacea e soprattutto nella martellante azione di siti on-line, come «La Nuova Bussola Quotidiana» in Italia, «InfoVaticana» in Spagna, «LifeSiteNews» in Canada e negli USA , «Médias-Press-Info» in Francia, l’opposizione a papa Francesco non è affatto rientrata dopo l’elezione di Leone XIV. È stata quasi immediata la presentazione di richieste di carattere estremo, volte a obliterare nella maniera più radicale il pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Si va dal totale annullamento dei suoi provvedimenti alla immediata revoca della nomina di alcuni cardinali, ritenuti particolarmente criticabili da parte dei tradizionalisti, se non addirittura ostili nei loro confronti: l’argentino Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (dal 2023); l’italiano Pietro Parolin, Segretario di Stato (dal 2013); l’inglese Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (dal 2021). Ovviamente mai il pontefice avrebbe potuto comportarsi in tal modo, avendo provveduto invece a una consueta conferma di tutte le nomine del predecessore, con la solita formula «donec aliter provideatur».
Nel tempo vi è stata senza dubbio una forte pressione sulla Santa Sede da parte dell’arcivescovo Marcel Lefebvre e della Fraternité Sacerdotale Saint-Pie X [FSSPX], che è sfociata in un mancato accordo nel 1988, e anche dopo che il cardinale Ratzinger, da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, era divenuto papa Benedetto XVI. Con una spaccatura creata senza dubbio ad arte è venuta una forte pressione a favore di una liberalizzazione della celebrazione della messa-in-latino (vedi in Osservatorio: Le parole hanno un peso: la denominazione della messa), che avvenne con il motu proprio Summorum pontificum, emanato da Benedetto XIV il 7 luglio 2007. La battaglia per la celebrazione della liturgia eucaristica sulla base del Missale Romanum di Pio V (1570), riformato da Giovanni XXIII (1962), la TLM [Tridentine Latin Mass], accomuna i tradizionalisti di diverso orientamento e consente loro di acquisire l’adesione di una determinata frangia di fedeli.
Critica e opposizione al pontefice e al papato romano hanno assunto anche una precisa dimensione geo-politica, che in primo luogo riguarda le Chiese dei paesi maggiormente generosi nei riguardi delle esauste finanze della Santa Sede. Se la Germania non esercita un’azione lobbistica, anzi si potrebbe piuttosto dire che talora è stata “bullizzata”, la questione appare particolarmente complessa per quanto riguarda gli Stati Uniti, un paese nel quale un genetico intreccio nella società tra politica e religione ha creato, mantiene ed esaspera la questione della fisionomia della Chiesa cattolica – ragione per cui si è a ragione prospettato uno “scisma fatto” (vedi in Le voci di altri: Massimo Faggioli, Uno scisma nella Chiesa americana?). Di qui la proliferazione di siti aggressivi, per non parlare dei blog individuali.
La pubblicazione della dichiarazione Fiducia supplicans da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede (18 dicembre 2023) ha provocato una reazione fortemente negativa da parte delle conferenze episcopali dell’Africa nera, che hanno richiesto e ottenuto di non tenere conto delle sue indicazioni a proposito della benedizione di (coppie) omosessuali: motivandolo dapprima con una considerazione di carattere antropologico – anche in opposizione a un conclamato neo-colonialismo ecclesiastico. Alla viglia del sinodo sulla sinodalità del 2024 alcuni vescovi africani annunciavano che si sarebbero opposti a presunte derive, cercando di coagulare intorno a sé anche altri ambienti perplessi. Dopo la conclusione dei lavori esprimevano la propria soddisfazione per essere riusciti nello scopo.
Sullo sfondo si staglia, peraltro, l’epilogo della frattura della Comunione anglicana, per una “secessione” degli episcopati africani e asiatici, alla fine di un processo che potrebbe in un futuro verificarsi anche all’interno della Chiesa cattolica, almeno secondo taluni analisti.
Altrimenti ci si potrà occupare del ventaglio delle richieste da parte dei tradizionalisti – sarebbe più giusto definirle intimazioni – , sulla loro natura e sulle loro radici, tenendo conto di peculiarità senza dubbio esistenti: in questo momento interessa mettere a fuoco il compattamento di una situazione in larga parte inconsueta sino a tempi recenti.
Il 4 e 5 dicembre 2025 si è tenuto nuovamente il Rome Life Forum, organizzato dal sito nordamericano LifeSiteNews, con la partecipazione di noti esponenti del tradizionalismo ultraconservatore:
«La Città Eterna è diventata l’epicentro di una guerra per l’anima della Chiesa.[…] LifeSiteNews si erge come un baluardo contro questa corruzione, quotidianamente riportando notizie dal Vaticano per fornire ai fedeli la verità. Non dobbiamo abbandonare Roma, il ground zero di questa battaglia spirituale. [Noi] continuiamo a fare luce nell’oscurità e a difendere la fede nei luoghi dove è più minacciata.
Se PERDIAMO Roma, PERDIAMO la BATTAGLIA».
Per il contesto e per le differenti vicende si veda Roberto Rusconi, A destra del Padre. Il tradizionalismo cattolico, Brescia, Morcelliana, 2025.
Si vedano anche su diversi aspetti:
Yves Chiron, Françoisphobie. François Bashing. Ceux qui dénigrent le Pape François, quoi qu’il dise et quoi qu’il fasse, Paris, Editions du Cerf, 2020.
Maurizio Faggioli, Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana, Brescia, Scholé, 2025.
Giovanni Miccoli, La Chiesa dell’anticoncilio. I tradizionalisti alla riconquista di Roma, Roma – Bari, GLF editori Laterza, 2011.
