CRISTEROS 1926-1929 : RIVOLTA, GUERRA, REPRESSIONE IN MESSICO.

Nel numero del 25 novembre 2025, sul sito ultra-tradizionalista francese Médias-Presse-Info [MPI], si invitava a prendere parte  a un «pèlerinage au Mexique sur les traces des Cristeros», che si sarebbe svolto dal 6 al 18 aprile del 2026. In quell’anno ricorre il centenario della rivolta popolare che in Messico diede vita a una guerra sanguinosa con l’esercito di un governo virulentemente anticlericale: non verificate, le cifre dei morti oscillano tra i 100 e i 250mila da un lato e i 40mila militari dall’altro. La repressione fu particolarmente feroce, e si protrasse dopo l’«apago» del 1929.

Nel corso del 2025 e durante il 2026, MPI ha condotto un’intensa campagna promozionale, mettendo in vendita un calendario [vedi immagine], una bande dessinée per i più giovani – cui erano indirizzati anche agili libretti. Ha diffuso anche una canzone del gruppo cattolico Hussarbon: nel cui video peraltro compaiono anche le figure di monsignor Marcel Lefebvre e del pensatore controrivoluzionario brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira. Vi ricorrevano alcune tematiche che rimandavano all’immaginario tradizionalista: i Cristeros come crociati del XX secolo e l’insistente parallelismo con la Vandea, teatro della reazione controrivoluzionaria del 1793-1794 (altri metteranno in sequenza anche le rivolte antifrancesi del 1799 da parte dei Sanfedisti, guidati in Italia meridionale dal cardinale Fabrizio Ruffo).

Addirittura si giunse a criticare papa Francesco, dal momento che, nel suo viaggio del 12-16 febbraio 2016, in un «Messico, terra dei Cristeros», di loro non aveva per nulla fatto menzione.

Il presidente del Messico, Plutarco Elías Calles, adottò una serie di misura anticlericali, che limitavano drasticamente la pratica religiosa in pubblico e imponeva alla Chiesa cattolica un controllo statale. A quel punto, alla fine del mese di luglio 1926, i vescovi decisero di sospendere tutte le funzioni religiose. Vi fu un’insorgenza da parte della popolazione cattolica, che in un primo momento fu giudicata con favore da parte della gerarchia ecclesiastica. Una forma di resistenza armata si diffuse in seguito ad alcune esecuzioni: le quattro esecuzioni del 15 agosto furono ritenute un vero e proprio martirio. Gradualmente la rivolta si trasformò in guerra civile.

I ribelli furono chiamati «Cristeros» per la loro invocazione «Viva Cristo Rey», che campeggiava sulle loro bandiere – insieme all’immagine della Madonna di Guadalupe: una devozione particolarmente popolare non soltanto nel Messico.

Quando il 7 settembre 1927 il padre Gumersindo Sedano y Palencia veniva portato in caserma dopo il suo arresto, continuava a gridare forte: «Viva Cristo Re! Viva Santa Maria de Guadalupe! Viva il Papa! Sacro Cuore, regnerai! Il Messico sarà sempre tuo!».

Papa Pio XI l’11 dicembre 1925 aveva pubblicato la sua enciclica Quas primas, incentrata appunto sul tema della regalità di Cristo.

Di fronte ai risvolti anti-istituzionali della rivolta venne meno l’appoggio da parte dei vescovi messicani. Un decisivo intervento della Santa Sede portò al definitivo «apago», anche se la  repressione non si arrestò.

Nel 2026 in una scuola italiana per discutere dei Cristeros è stata ripescata una pellicola hollywoodiana del 2012, Cristiada – che nelle diverse versioni fu presentata come La historia de México que te quisieron ocultar, e in Italia nel 2014 Quando la lotta per la libertà diventa l’unica ragione di vita. Prodotto cinematografico impegnativo, con Andy Garcia (peraltro profugo cubano) e l’ultima recitazione di Peter O’Toole, con una patina da fotoromanzo da un lato celebrava una guerra santa e dall’altro inscenava il martirio giovanile di José Sanchez del Rí0 (beatificato nel 2005). Ne parlò ampiamente il sito conservatore Religion en Libertad tra 2011 e 2013, fu oggetto di un’intensa campagna promozionale da parte di MPI, che insiste sul parallelismo tra i Cristeros e la rivolta della Vandea. La proiezione di quella pellicola in Italia attirò una rimarchevole attenzione da parte di Tempi – un periodico riferibile a Comunione e Liberazione.

Ai martiri messicani è stata prestata particolare  attenzione da parte della Santa Sede. Nel 1992 Giovanni Paolo II aveva beatificato i quattro martiri dell’agosto 1926 – un parroco e quattro laici – oltre a ventuno chierici e laici uccisi tra 1915 e 1937. Durante il giubileo, il 21 maggio 2000, ne aveva proclamato la santità. Il tredicenne José Sánchez Del Río fu proclamato beato al tempo di Benedetto XVI il 20 novembre 2005 nello Estadio Jalisco de Guadalajara, assieme ad altri dodici martiri. La sua canonizzazione fu presieduta da papa Francesco il 16 ottobre 2016. Il motivo ricorrente in quelle celebrazioni era la fermezza della loro fede e la necessità di celebrarne la memoria.

Alla vigilia del centenario, la Conferenza Episcopale Messicana [CEM], riunitasi in assemblea plenaria dal 10 al 14 novembre 2025, pubblicava un messaggio dai toni piuttosto recisi – Chiesa in Messico: Memoria e Profezia – Pellegrini di Speranza verso il centenario dei nostri Martiri:

«Quando lo Stato totalitario ha cercato di imporre il suo dominio assoluto sulle coscienze, i nostri martiri hanno compreso con chiarezza meridiana la centralità di Gesù Cristo: morire gridando ‘Viva Cristo Re!’ significava affermare che nessun potere umano può rivendicare la sovranità assoluta sulla persona e sulla coscienza.

Significava dire con la vita ciò che proclamavano con le labbra: Cristo è Re, non lo Stato oppressore; Cristo è Re, non il dittatore di turno che si arrocca nella sua superbia».

In quella occasione i vescovi messicani tracciarono un “percorso giubilare”, che iniziava nel 2025 con il giubileo della speranza, ricordava la resistenza dei Cristeros nel 2026 e preparava il quinto centenario dell’apparizione della Vergine di Guadalupe nel 2031.

Alquanto diverso, peraltro, è stato il tono di un messaggio del 4 agosto 2026, rilasciato dal presidente e dal segretario della CEM:

«Non stiamo commemorando una guerra, non stiamo celebrando una vittoria. Non glorifichiamo le armi, e non idealizziamo la violenza. Non chiediamo vendetta, e non alimentiamo risentimento. Ricordiamo la fedeltà di un popolo credente che ha mantenuto viva la fede quando le chiese sono rimaste silenziose. Ricordiamo i nostri martiri, che non hanno ucciso per Cristo ma sono morti per lui»

«Oggi difendiamo la libertà religiosa come un diritto per tutti — credenti e non credenti allo stesso modo — perché la coscienza di nessuno dovrebbe essere forzata, manipolata o zittita».

Nella diocesi di Durango, dove il 15 agosto 1926 furono giustiziati i quattro martiri, nel 2023 è iniziata la costruzione di un santuario in loro onore. Dal 2024 se ne poteva visitare un museo. Nel 2026 il nunzio apostolico in Messico, l’arcivescovo maltese Joseph Spiteri, ha avuto modo di intervenire all’inaugurazione di una mostra fotografica sugli inizi del movimento cristero in Messico e a Durango. Nel giorno di quella ricorrenza, ne presiedeva la commemorazione, alla presenza di almeno 15mila fedeli: molti dei quali erano arrivati al termine di un pellegrinaggio durato otto giorni. In effetti, nella sua omelia il nunzio si è soffermato soprattutto sulla tematica della libertà di religione e della libertà di coscienza.

Nel corso del 2026 la ricorrenza ha avuto ampia risonanza nei siti cattolici della ispanosfera, mentre nella anglosfera è stato soprattutto il sito tradizionalista statunitense LifeSiteNews a dedicare una serie di articoli ai Cristeros.

 

Bibliografia

Andrea Riccardi, Il secolo del martirio. I cristiani nel Novecento. Milano, Mondadori, 2000, cap. VII.

Jean A. Meyer, The Cristero Rebellion. The Mexican People Between Church and State 1926–1929 (Cambridge Latin American Studies, Series Number 24). Cambridge University Press, 2008.

Paolo Valvo, Pio XI e la Cristiada. Fede, guerra e diplomazia in Messico (1926-1929). Brescia, Morcelliana, 2016.